Bilancio di sostenibilità e CSRD:  verso un futuro più trasparente e responsabile

Bilancio di sostenibilità e CSRD: verso un futuro più trasparente e responsabile

Negli ultimi anni, l’attenzione verso la sostenibilità e la responsabilità sociale delle imprese è cresciuta esponenzialmente. Questa tendenza è stata accompagnata da un’evoluzione delle normative e degli standard di reporting. Tra gli strumenti principali per monitorare e comunicare le performance ambientali, sociali e di governance, cosiddette ESG delle aziende, spiccano il bilancio di sostenibilità e la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD).

Cos’è il bilancio di sostenibilità?

Il bilancio di sostenibilità è un documento attraverso il quale le imprese comunicano ai loro stakeholder le performance e gli impatti in ambito ambientale, sociale ed economico. Questo tipo di rendicontazione va oltre i tradizionali bilanci finanziari, fornendo una visione olistica della gestione aziendale e del suo contributo al benessere della comunità e dell’ambiente.

Un bilancio di sostenibilità ben redatto dovrebbe includere:

  • Indicatori ambientali: che comprendono dati sulle emissioni di CO2, consumo energetico, gestione dei rifiuti, uso delle risorse naturali.
  • Indicatori sociali: quali, ad esempio, informazioni relative alle politiche del lavoro, diritti umani, impatto sulla comunità, formazione e sviluppo dei dipendenti.
  • Indicatori di governance: come la struttura di governo dell’azienda, le politiche di trasparenza, etica aziendale, gestione dei rischi e conformità normativa.

L’importanza del bilancio di sostenibilità

La redazione di un bilancio di sostenibilità offre numerosi vantaggi:

  • Trasparenza: fornisce agli stakeholder una visione chiara e dettagliata delle attività aziendali e del loro impatto.
  • Reputazione: migliora la reputazione aziendale, mostrando l’impegno dell’impresa verso pratiche più sostenibili.
  • Gestione dei rischi: aiuta a identificare e mitigare i rischi strategici, finanziari e operativi legati alla sostenibilità.
  • Accesso ai capitali: le aziende con solide pratiche ESG possono attrarre investitori interessati a investimenti responsabili.

La CSRD: un nuovo standard per la rendicontazione di sostenibilità

La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) è una direttiva dell’Unione Europea che mira a migliorare e standardizzare la rendicontazione di sostenibilità delle imprese. Entrata in vigore per affinare la Non-Financial Reporting Directive (NFRD), la CSRD introduce requisiti più rigorosi e dettagliati per le aziende, con l’obiettivo di aumentare la trasparenza e la comparabilità delle informazioni e delle conseguenti performance ESG.

Principali novità della CSRD

  • Ampliamento del raggio di applicazione: la CSRD si applica a un numero maggiore di aziende rispetto alla NFRD, includendo tutte le grandi imprese e le PMI quotate.
  • Requisiti di reportistica: le aziende devono fornire informazioni dettagliate su una gamma più ampia di temi ESG, seguendo lo standard comune ESRS.
  • Verifica esterna: i bilanci di sostenibilità devono essere sottoposti a revisione da parte di terzi, garantendo l’accuratezza e l’affidabilità dei dati riportati.
  • Standard europei: l’introduzione degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), sviluppati da EFRAG, hanno lo scopo di armonizzare le pratiche di reportistica.

Impatti della CSRD sulle aziende

L’implementazione della CSRD genera diversi impatti per le aziende:

  • Aumento della complessità: le imprese devono adattarsi ai nuovi requisiti, spesso richiedendo risorse aggiuntive per la raccolta e la gestione dei dati.
  • Opportunità di miglioramento: la conformità alla CSRD può spingere le aziende a migliorare le proprie pratiche ESG, portando a una gestione più efficiente e sostenibile.
  • Vantaggio competitivo: le aziende che adottano pratiche sostenibili in modo proattivo possono ottenere un vantaggio competitivo, attirando investitori e clienti sensibili alla sostenibilità.

Il bilancio di sostenibilità e la CSRD rappresentano passi fondamentali verso una maggiore trasparenza e responsabilità delle imprese nei confronti della sostenibilità.

Il bilancio di sostenibilità permette alle aziende di comunicare il proprio impegno e i propri progressi, mentre la CSRD stabilisce un quadro normativo più rigoroso e standardizzato per garantire che queste comunicazioni siano accurate, comparabili e affidabili.

Le aziende che sapranno adattarsi efficacemente a queste nuove esigenze contribuiranno a un futuro più sostenibile, migliorando anche la loro reputazione e la loro posizione competitiva nel mercato globale.

CIRCULAR ECONOMY: un modello economico sostenibile e innovativo

CIRCULAR ECONOMY: un modello economico sostenibile e innovativo

L’economia circolare rappresenta un modello economico sostenibile e innovativo, progettato per ridurre gli sprechi e per rigenerare sistematicamente i sistemi naturali. Questo approccio mira a sostituire il tradizionale modello economico “lineare” di “prendere, fare, disporre” con un ciclo virtuoso di “ridurre, riutilizzare, riciclare”, estendendo così la vita dei prodotti attraverso il riutilizzo e il recupero efficiente delle risorse.

Quali sono i driver dell’economia circolare?

I principali driver che spingono l’adozione dell’economia circolare includono la crescente pressione ambientale, la scarsità di risorse, l’innovazione tecnologica e le crescenti aspettative dei consumatori per prodotti sostenibili. Le imprese sono motivate a ridurre la loro impronta ecologica migliorando l’efficienza delle risorse e riducendo i costi operativi. Parallelamente, le politiche governative supportano l’economia circolare attraverso incentivi, normative e programmi di sostegno alla ricerca.

Quali sfide cerca di risolvere?

L’economia circolare affronta diverse sfide globali, come la gestione dei rifiuti, l’inquinamento, la perdita di biodiversità e il cambiamento climatico. Riducendo la dipendenza dalle materie prime estratte e minimizzando i rifiuti, questo modello aiuta a conservare le risorse naturali, diminuire le emissioni di gas serra e stimolare l’innovazione in metodi di produzione e consumo più sostenibili.

Ultime notizie sull’economia circolare

Recentemente, si sono visti importanti progressi e implementazioni nel campo dell’economia circolare. Ad esempio, l’Italia ha destinato circa 2,1 miliardi di euro del Piano di Ripresa e Resilienza per potenziare l’economia circolare, soprattutto nella gestione e ammodernamento degli impianti di rifiuti e in progetti per le filiere strategiche. Inoltre, il festival Circonomia ha annunciato significative innovazioni per il 2024, proponendo nuove sedi e una maggiore integrazione con il territorio per promuovere la transizione ecologica.

Che cosa posso fare da consumatore?

Il contributo dei consumatori all’economia circolare è fondamentale e può avvenire attraverso varie azioni quotidiane che supportano la riduzione dei rifiuti, il riutilizzo e il riciclo dei materiali. Quali pratiche possono adottare i consumatori per favorire l’economia circolare?

  • Ridurre il consumo – Acquistare meno e meglio è il primo passo. Preferire prodotti di qualità che durano più a lungo, riducendo così la frequenza di acquisto e la quantità di rifiuti generati.
  • Riutilizzare e riparare – Prima di gettare via oggetti rotti o non più desiderati, valutare se possono essere riparati o riutilizzati. Molte volte, gli oggetti possono avere una seconda vita, riducendo la necessità di produrre nuovi materiali.
  • Riciclare correttamente – Informarsi e seguire le linee guida locali per il riciclaggio. Un corretto smistamento dei rifiuti permette di recuperare materiali che possono essere trasformati e reintrodotti nel ciclo produttivo.
  • Scegliere prodotti a minor impatto – Quando possibile, scegliere prodotti realizzati con materiali riciclati o facilmente riciclabili e aziende che adottano pratiche di produzione più sostenibili. Supportare aziende che si impegnano per la sostenibilità può spingere più industrie a intraprendere la stessa direzione.
  • Supportare l’economia del condiviso – Utilizzare piattaforme di sharing per condividere, scambiare o affittare prodotti piuttosto che acquistarli. Questo riduce la domanda di nuovi prodotti e il volume di rifiuti.
  • Educarsi e sensibilizzare – Informarsi sulle questioni ambientali e sull’economia circolare può migliorare la consapevolezza personale e influenzare positivamente gli altri. Condividere informazioni e sensibilizzare amici e familiari amplifica l’impatto delle azioni individuali.

Adottando questi comportamenti, i consumatori contribuiscono a ridurre l’impatto ambientale, spingendo le aziende e i legislatori a sviluppare politiche e prodotti che sostengono un futuro più sostenibile.

 

E come azienda, cosa posso fare?

Chiedilo ai nostri professionisti!

Whistleblowing e MOGC 231: due facce della stessa medaglia

Whistleblowing e MOGC 231: due facce della stessa medaglia

Perché adottare un Modello di organizzazione 231?

Il D. Lgs. n. 231/2001 ha introdotto nell’ordinamento italiano un regime di responsabilità a carico delle persone giuridiche in relazione ad una serie di reati (i c.d. reati-presupposto), commessi nel loro interesse o a loro vantaggio, da parte dei soggetti apicali o dei dipendenti.

Le conseguenze possono essere rilevanti per gli enti stessi: essi sono potenzialmente assoggettabili a sanzioni amministrative pecuniarie anche molto onerose e, in taluni casi, a sanzioni interdittive (i.e. l’impossibilità di contrattare con la pubblica amministrazione).

Anche i riflessi reputazionali derivanti dall’eventuale pubblicazione della sentenza non sono di poco conto in un mondo interconnesso, ove ogni notizia diventa virale in tempo reale, e soprattutto in un mercato sempre più orientato verso la sostenibilità che fonda le sue radici nella legalità.

L’adozione del modello di organizzazione 231 è necessaria, dunque, per garantire alla società, in primis, la possibilità di andare esente da responsabilità in caso di commissione di reato-presupposto (come potrebbe accadere, per esempio, nel caso di un infortunio sul lavoro).

Ma non solo…

L’adozione del Modello è fonte di vantaggi e opportunità

L’adozione del Modello, oltre a ridurre il rischio economico e reputazionale, rappresenta soprattutto un’opportunità per la società.

Il Modello offre la possibilità di accesso a diversi vantaggi. Pensiamo:

1) al rating di legalità: adottando il Modello di organizzazione è possibile ottenere un punteggio più elevato, con ciò favorendo l’azienda nelle valutazioni nell’ambito delle gare pubbliche, nelle concessioni e richieste di finanziamenti;

2) alla riduzione percentuale del premio INAIL;

3) alla possibilità di accedere a catene di fornitura di enti pubblici e privati che richiedono espressamente ai propri partner l’adozione del Modello;

4) all’efficientamento delle risorse, attraverso una razionalizzazione dei processi operativi aziendali ed una chiara identificazione di ruoli e responsabilità.

L’adozione del Modello è davvero facoltativa?

Ulteriore aspetto rilevante collegato all’adozione di un Modello di organizzazione è rappresentato dagli adeguati assetti organizzativi che la riforma del diritto societario del 2003 – prima – ed il codice della crisi d’impresa del 2019 – poi – ha elevato a canone necessario di organizzazione interna dell’impresa, sul piano gestionale, amministrativo e contabile, quale:

· strumento fondamentale di tracciabilità dei processi;

· criterio di valutazione di responsabilità di amministratori, dirigenti, organi preposti al controllo.

Le regole di organizzazione aziendale escono, quindi, dalla sfera della best practice ed assurgono a regola generale di diritto comune.

Adottando un approccio integrato, dunque, il Modello organizzativo 231 rappresenta uno strumento fondamentale per garantire non solo l’esenzione da responsabilità amministrativa dell’ente, ma anche l’implementazione di adeguati assetti organizzativi, attraverso la previsione di idonee procedure che consentano la tempestiva emersione di eventuali situazioni di crisi e/o insolvenza, così come richiesto dal nuovo codice della crisi d’impresa.

Il Whistleblowing e l’opportunità di una scelta di compliance integrata

L’introduzione della normativa Whistleblowing

Il 15 marzo 2023 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo che attua la Direttiva europea 2019/1937 in materia di segnalazione degli atti illeciti (whistleblowing).

 

nuovo obbligo whistleblowing

La disciplina prevede – in estrema sintesi – un sistema di segnalazione degli illeciti che le società destinatarie della norma dovranno obbligatoriamente implementare entro dicembre 2023 (ovvero entro luglio 2023 in caso di società con numero di dipendenti superiore a 249). E ciò a prescindere dall’aver, o meno, adottato un Modello di organizzazione 231.

Fra i soggetti obbligati ad applicare la disciplina rientrano le imprese private che hanno impiegato, nell’ultimo anno, la media di almeno 50 lavoratori subordinati con contratti di lavoro a tempo indeterminato o determinato, oppure che rientrano nell’ambito di applicazione degli atti dell’Unione Europea, in materia soprattutto di protezione del risparmio, anche se nell’ultimo anno non hanno raggiunto questa media di lavoratori subordinati, oppure che hanno già adottato un Modello di organizzazione 231. A questi si aggiungono, inoltre, anche i soggetti del settore pubblico ed altri soggetti specificamente individuati all’articolo 1 del D. Lgs. 24/2023.

Tutte le società obbligate dovranno, quindi, adottare una procedura per la gestione delle segnalazioni, attraverso la creazione di un canale a ciò dedicato (ad es. e-mail, software), ed individuare un soggetto responsabile del processo.

Il nuovo canale per le segnalazioni andrà inoltre a sostituire quello disciplinato dal D. Lgs. 231/2001 e previsto nei Modelli di organizzazione in essere, per tutte le società che lo hanno già adottato, con necessità di provvedere ad una revisione dello stesso al fine di garantirne la conformità alle nuove previsioni di legge.

Considerata, pertanto, l’obbligatorietà e la cogenza dell’implementazione del whistleblowing anche per le società che ancora ad oggi non hanno adottato un Modello 231, si presenta per queste l’opportunità di avviare un programma di compliance integrata che consenta di meglio gestire i rischi e sfruttare le opportunità offerte dall’adozione di un Modello 231, perno di tale sistema di compliance integrata.

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Se vuoi saperne di più sui temi Modello 231 e Whistleblowing il team HIDRA può supportarti e affiancarti con professionisti preparati in ogni ambito aziendale.

Ridurre l’impatto ambientale e migliorare la sostenibilità dell’impresa

Ridurre l’impatto ambientale e migliorare la sostenibilità dell’impresa

La crisi climatica è inequivocabilmente causata dalle attività umane, l’SBTI Science-Based Targets initiative include le linee guida, i criteri e le raccomandazioni di cui le aziende hanno bisogno per fissare gli obiettivi net-zero.

Fondamentale è, quindi, mappare i propri impatti e successivamente ridurli.

Una delle soluzioni è l’LCA di prodotto (Life Cycle Assessment) che vede l’analisi in un’ottica circolare.

Le prime parole del nuovo rapporto dell’ Intergovernmental Panel on Climate Change affermano in modo chiaro e univoco che la crisi climatica è causata in modo inequivocabile dalle attività umane e sta già producendo impatti su ogni parte del pianeta, dall’aria al mare

Il rapporto è il sesto dell’IPCC, ma il primo a valutare a fondo il rischio di punti critici. Si tratta di cambiamenti improvvisi e irreversibili ai sistemi cruciali della Terra che hanno enormi impatti e sono motivo di crescente preoccupazione per gli scienziati . Il crollo delle principali correnti atlantiche, delle calotte glaciali o della foresta pluviale amazzonica “non può essere escluso”, avverte il rapporto.

Queste sono le recenti dichiarazioni dell’IPCC che voltano ad aprire gli occhi sull’effetto dell’uomo sul clima.

Il rapporto scientifico sulla questione è descrittivo e preciso, ma non può nascondere il grave impatto che il riscaldamento globale sta avendo sul nostro pianeta. Siamo stati i responsabili di un aumento di temperatura di 1°C, che ci avvicina in modo preoccupante alla soglia di pericolo stabilita nell’accordo di Parigi di 1,5°C. Dal decennio degli anni ’80, si è registrata un’accelerazione delle piogge torrenziali.

Lo scioglimento dei ghiacci si è velocizzato, portando trilioni di tonnellate di acqua negli oceani. I livelli di ossigeno stanno diminuendo, causando soffocamento delle acque e un aumento dell’acidità. Il livello del mare è già salito di 20 cm, con conseguenze ormai irreversibili.

Le emissioni di gas serra prodotte dalla combustione dei combustibili fossili, la deforestazione e altre attività umane stanno chiaramente destabilizzando il clima temperato in cui è iniziata la civiltà, come dimostra il rapporto. I livelli di anidride carbonica nell’atmosfera sono ora al massimo livello registrato in almeno 2 milioni di anni

Gli scienziati hanno parlato, ora bisogna passare all’azione.

L’SBTi (Science-Based Targets initiative) è un’iniziativa globale volta a incoraggiare le aziende ad adottare obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra che siano scientificamente fondati; tra cui lo standard Net-Zero di SBTi il quale

“offre alle aziende un chiaro modello su come allineare i loro piani net-zero con la scienza, che non è negoziabile in questo decennio decisivo per l’azione per il clima. Perché il tempo sta per scadere”. JOHAN ROCKSTROM

(Direttore del Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK) e Professore di Earth System Science presso l’Università di Potsdam)

L’SBTi Include le linee guida, i criteri e le raccomandazioni di cui le aziende hanno bisogno per fissare obiettivi net-zero su base scientifica coerenti con la limitazione dell’aumento della temperatura globale a 1,5°C.

È una partnership tra CDP (ex-Carbon Disclosure Project), Global Compact delle Nazioni Unite, WRI (World Resources Institute) e WWF

Science-Based Targets (SBTi) nascono proprio con l’intento di guidare le aziende nella direzione di una Climate Action ambiziosa e ispirata da evidenze scientifiche.

Nel 2021, l’ SBTi è entrato in un periodo di crescita esponenziale e di crescente corporate aziendale – raddoppiando il numero di nuove aziende impegnate a fissare obiettivi. Alla fine del 2021, più di 2.200 aziende che coprono oltre un terzo di capitalizzazione del mercato dell’economia globale sono state impegnate con l’ SBTi – un tasso di oltre 110 nuove società al mese.

aziende e obiettivi riduzione impatto

Dal sito ufficiale science based targets www.https://sciencebasedtargets.org/resources/files/SBTiProgressReport2021.pdf

L’adesione a SBTi si svolge in cinque fasi:

  • Dimostrazione di impegno: invio di una dichiarazione d’impegno
  • Sviluppo dei target: definizione dell’obiettivo di riduzione delle emissioni
  • Valutazione del progetto: presentazione del progetto per la convalida ufficiale
  • Comunicazione agli stakeholder: condivisione con i propri stakeholder dell’obiettivo e della strategia con cui verrà implementato
  • Divulgazione dei risultati: comunicazione sulle emissioni prodotte e monitoraggio dei progressi su base annuale

Ad oggi più di 4.000 aziende a livello globale e 2.000 in Europa stanno già intraprendendo l’iniziativa per ridurre le proprie emissioni e stanno anche coinvolgendo le proprie catene di fornitura.

Le Nazioni Unite invitano anche gli enti non-business a impegnarsi in maniera ambiziosa per ridurre le proprie emissioni di gas serra. Comuni e municipalità possono essere supportati in questa direzione aderendo al Science-Based Targets Network. 

Alcuni obiettivi nell’ambito dell’iniziativa SBTi:

  1. Obiettivi basati sulla riduzione delle emissioni assolute: si prevede la riduzione delle emissioni di gas serra in termini assoluti, ad esempio di un certo numero di tonnellate di CO2 equivalenti all’anno.
  2. Obiettivi basati sulla riduzione delle emissioni relative: ovvero la riduzione delle emissioni di gas serra in termini relativi rispetto alla produzione, al fatturato o ad altre metriche aziendali.
  3. Obiettivi basati sulle emissioni nette zero: si prevede la riduzione delle emissioni di gas serra a tal punto da raggiungere l’emissione netta zero entro il 2050.

Lo step principale è la valutazione dell’impronta di carbonio, ovvero le emissioni di gas serra generate dall’impresa. Questo processo di valutazione è chiamato carbon footprint. È uno strumento che permette di trasformare il normale svolgimento delle attività aziendali in quantità di CO2 (gas ad effetto serra di riferimento) emessa. 

Il risultato dell’analisi è espresso su base annua in tonnellate di biossido di carbonio equivalente (CO2eq.) e quantifica l’utilizzo di risorse (materiali ed energetiche) che contribuiscono all’effetto serra. Questa analisi permette di riportare i dati a vari enti che monitorano le emissioni globali tra cui il CDP (Carbon Disclosure Project) e SBTi (Science Based Targets initiative).

Una volta stabilita l’impronta di carbonio, si procede con l’analisi delle aree di miglioramento ed è in questa fase che le aziende possono intervenire su diversi fronti 

Ad esempio, si possono adottare tecnologie e processi più efficienti, utilizzare fonti di energia rinnovabile, migliorare l’efficienza energetica dei loro edifici e dei loro impianti di produzione, o ridurre l’uso di materiali a elevata intensità di carbonio.

Inoltre, le aziende possono utilizzare la metodologia dell’analisi del ciclo di vita (LCA) di prodotto per valutare l’impatto ambientale dei loro prodotti lungo l’intera catena di approvvigionamento, dallo sviluppo alla fine della vita utile del prodotto stesso. L’obiettivo di questa analisi è quello di identificare le opportunità di riduzione delle emissioni di gas serra lungo l’intera catena di approvvigionamento del prodotto.

È importante comprendere che tramite la carbon footprint si possono scoprire le aree a maggiore impatto all’interno della propria organizzazione, mentre con LCA si può rivolgere l’attenzione al prodotto. Tramite questa analisi si possono analizzare gli impatti ambientali (di un prodotto) e conseguentemente identificare quali interventi sono necessari per mitigarli.

L’analisi guarda al prodotto con un’ottica circolare, quindi dall’estrazione delle materie prime al suo fine vita, passando per la produzione e l’utilizzo, e puo’ includere, oltre alle emissioni di gas serra, anched include un’ampia gamma di categorie di impatto tra cui, smog, particolato, emissioni di gas serra, consumo di risorse, utilizzo di acqua e suolo e molte altre.

riduci impronta di carbonio

Per raggiungere tali obiettivi, le aziende devono fare uno sforzo significativo ma i benefici che ne derivano sono molteplici. Migliorare l’efficienza energetica e ridurre i costi operativi, aumentare la loro resilienza alle fluttuazioni dei prezzi dell’energia e migliorare la loro reputazione presso i clienti, i dipendenti e gli investitori.

Per sapere come impostare un percorso di sostenibilità nella tua azienda contattaci, ti aiuteremo a far chiarezza sul tema e a capire come intervenire.

HIDRA SB apre il capitale e si proietta  nel network internazionale di Baker Tilly

HIDRA SB apre il capitale e si proietta nel network internazionale di Baker Tilly

OSARE E ROMPERE I PARADIGMI

Si vince l’incertezza valorizzando le relazioni e potenziando le sinergie.

Hidra sb apre il capitale al proprio Team e ad un nuovo, importante socio investitore. Così Baker Tilly Revisa S.p.A. sottoscrive un aumento di capitale,entrando al 20% nella nostra società. Viene inoltre riservata un’ulteriore percentuale del capitale al Team di collaboratori che sta contribuendo alla crescita del gruppo.

Sin da quando siamo nati abbiamo puntato sulla creazione di un Team di professionisti con competenze estremamente specialistiche che si sono integrate fra loro generando così un modello di consulenza strategica che è alla base del successo di progetti di cambiamento organizzativo legati ai principi dell’Agenda ONU 2030.

Baker Tilly Revisa S.p.A. è una società di revisione ed organizzazione contabile fonadata nel 1974 e fa parte da oltre 20 anni del Network Internazionale Baker Tilly, presente in tutto il mondo. Baker Tilly Revisa opera in Italia in 9 uffici con circa 100 persone tra partner e collaboratori.

Un passo importante, che va ben oltre il cambiamento di assetto societario. E’ una scelta che si concretizza partendo da una visione ben precisa e testimonia la lungimiranza di Francesco Lagonigro e Sabrina Brescacin, soci fondatori di Hidra sb, verso un progetto di rafforzamento del posizionamento nel mercato ed integrazione delle competenze. La volontà è sempre stata quella di portare le aziende ad essere sostenibili, anche quando il mercato non lo percepiva come una priorità.

Sabrina Brescacin e Francesco Lagonigro, soci fondatori di Hidra Sb
 

L’apertura al capitale al Team

E proprio nella logica dello sviluppo sostenibile, sin dalla costituzione, si sono create le condizioni operative per realizzare una crescita solida, scalabile ed inclusiva, dimostrando che fare impresa in modo etico e trasparente è veramente possibile.

L’amministrazione della società sarà affidata ad un CDA di 4 membri composto da esperti delle 3P. Francesco Lagonigro e Sabrina Brescacin, fondatori della Società, saranno rispettivamente Presidente e Responsabile d’Impatto, una figura di responsabilità tipica delle Società Benefit. Gli altri due membri saranno Monica Bortoli, specializzata in HR che fin dalla nascita di Hidra Sb ha partecipato attivamente al suo sviluppo e Bruno Piazza, amministratore delegato di Baker Tilly Revisa S.p.A. esperto di auditing e governance aziendale. Oltre alla quota rosa, anche le competenze dell’organo amministrativo della società si integrano pienamente con il concetto delle 3P: Profit, People, Planet. Avvincente il percorso che ora si realizzerà: nei prossimi mesi apriremo nuovi uffici a Verona, Bolzano, Milano, Torino, Genova, Firenze, Bologna, Roma, mirando così a diventare leader italiano nel settore della consulenza sui temi della Sostenibilità. L’entrata nel network Baker Tilly ci consentirà inoltre di entrare nei progetti internazionali a fianco dei colleghi europei del network.

il team hidra sb
Monica Bortoli e il Team Hidra Sb

Hidra sb è anche prossima ottenere la certificazione Iso 9001 nella sezione consulenza e formazione, a ulteriore garanzia di qualità e coerenza agli obiettivi dell’Agenda 2030 dei propri processi operativi.

Sono molto orgoglioso che una società come Baker Tilly abbia dimostrato interesse verso Hidra sb. Rappresenta una grande conferma che il nostro lavoro come Team è di grande valore.

Queste le parole di Francesco Lagonigro, neo Presidente di Hidra sb.

 

Era per noi importante poter ampliare i nostri servizi in un settore che ha un ruolo fondamentale per lo sviluppo futuro del Paese. Siamo felici di poter mettere a disposizione dei nostri clienti la competenza, la serietà e il dinamismo di soci e collaboratori di Hidra

afferma Bruno Piazza, AD Baker Tilly Revisa S.p.A..

 

Fin dal primo giorno di attività Francesco Lagonigro col suo Team ha sfidato le perplessità di coloro i quali non credevano che la sostenibilità sarebbe divenuta centrale in ogni azienda e questa operazione è il risultato concreto di ciò che ogni giorno Hidra sb porta sul territorio:

“non aver paura di pensare in grande, in modo etico e trasparente”.

 
Se vuoi saperne di più sulle strategie di sviluppo sostenibile contattaci!
 
Strumenti digitali per la pianificazione e controllo della sostenibilità economica

Strumenti digitali per la pianificazione e controllo della sostenibilità economica

Il modello H3 di Hidra sb

Digitalizzazione e controllo di gestione. La combinazione di approcci e strumenti che se entra a supporto della strategia può aumentare la capacità di generare valore nel tempo.

E’ necessario però sviluppare una nuova mentalità, tale per cui il modello di business integri gli strumenti digitali in modo positivo, a supporto dell’intera organizzazione.

 

I dati: sono davvero così importanti?

Edward Deming, il precursore del ciclo PDCA, ci insegna: “senza dati sei solo un’altra persona con un’opinione”.

Se è vero che questa affermazione dovrebbe fungere da guida, è altrettanto importante fare un passo in più. Essere in possesso dei dati è una condizione necessaria ma non sufficiente. Affinché i dati siano davvero utili devono essere reali ed esaustivi, ed avere la forza per supportare e pilotare l’imprenditore nella quotidianità e nelle decisioni.

Ma non è ancora tutto. Il dato per sua natura è sempre circoscritto ad uno specifico arco temporale: fa riferimento ad un determinato momento e per questo diventa all’istante parte del passato. Possiamo quindi affermare che il dato rappresenta la situazione immediatamente antecedente al momento della sua estrazione.

Aggiungiamo inoltre che il dato ha un costo. Spesso non è facilmente accessibile, la lettura richiede particolari elaborazioni e l’interpretazione spesso non è immediata. Passare quindi da un dato ad una vera informazione richiede tempo, la risorsa più scarsa nelle nostre organizzazioni.

Affinché quindi il dato abbia veramente valore deve essere sempre aggiornato, reperibile in tempo reale, e fornire informazioni. Al contempo la reperibilità deve essere veloce ed immediata, senza causare dispendio di tempo. 

 

Il nostro strumento BI: Hidra Cube (H3)

Per questo Hidra ha sviluppato degli strumenti di Business Intelligence per il controllo di gestione che permettono di “aprire” l’azienda come se fosse un cubo, analizzandola nelle sue dimensioni principali, le sei superfici di questo cubo, cogliendone l’essenza interna.

HIDRA H3

Il modello H3 di Hidra sb

Hidra Cube (H3) è un tools di 6 sistemi di controllo di gestione sviluppati nella piattaforma Microsoft PowerBi (strumento compreso nel pacchetto office 365 e leader nel settore della Business Intelligence dal report Gartner) che si concentrano sulle 6 superfici del cubo “azienda” e che ne analizzano tutte le peculiarità:

  • H3 Operations: l’analisi dati delle fasi operative, dalla produzione al tecnico
  • H3 Supply Chain: il controllo e le performance della catena di fornitura
  • H3 Bilancio: l’analisi di bilancio da stato patrimoniale a conto economico e cash flow
  • H3 Sales: l’analisi delle vendite 
  • H3 Marginalità: il margine aziendale declinato in tutte le sue dimensioni principali
  • H3 KPI: il governo dell’azienda attraverso la misura delle sue performances.
H3 Bilancio
H3 Bilancio
H3 marginalità
H3 Marginalità
H3 supply chain
H3 Supply chain

La Business Intelligence: un sistema su misura

La Business Intelligence rappresenta quindi l’insieme delle strategie e dei processi che permettono di raccogliere i dati e trasformarli in informazioni per guidare le aziende in un piano di sviluppo, anche in ottica di sostenibilità

Il punto di forza della Business Intelligence sta nella sua adattabilità a tutti i contesti aziendali. Non esiste un modello preconfezionato: qualsiasi sistema richiede uno studio preliminare ed uno sviluppo ad hoc, quasi sartoriale.

Il vantaggio per le aziende è poderoso. Disporre di un sistema di gestione perfettamente disegnato sulle esigenze specifiche significa essere in grado di monitorare le performance attraverso indicatori strettamente correlati alle proprie attività.

Per questo motivo H3 è uno strumento completamente personalizzabile. Partendo dagli input dei diversi operatori si sviluppa un sistema in grado di rispondere alle esigenze emerse. 

H3 KPI
H3 KPI

In questo modo si arriva ad avere sempre dei dati puntuali, reperibili in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, a disposizione di tutti in tempo reale, e capaci di fornire informazioni chiare e utili per il processo decisionale.

Il Team di professionisti HIDRA è pronto per supportarti nell’implementazione di un sistema di controllo: CONTATTACI!

 

Greenwashing: le aziende si immergono nel verde

Greenwashing: le aziende si immergono nel verde

 Attenzione all’ambiente, risparmio energetico, riduzione della plastica, corretta gestione dei rifiuti. E quando non è possibile attuare piani di abbattimento delle emissioni di CO2 si può sempre partecipare a programmi di forestazione, per dare ossigeno al pianeta, sostenere le comunità locali e ridurre la propria impronta.

Ecco i  parametri con cui troppe aziende sono diventate “green”, associando a questa accezione il grande tema della sostenibilità.

C’è chi poi ha capito che per essere sostenibili è necessario anche pensare alle persone. E allora si sente ora parlare di inclusione, pari opportunità, redistribuzione della ricchezza. 

E’ veramente sufficiente dichiarare impegno su queste tematiche per conciliare l’equilibrio tra profit, people, planet e proclamarsi sostenibili?

La risposta è scontata. Ma c’è da porre molta attenzione a questo fenomeno, meglio noto come “greenwashing”.

Cosa significa Greenwashing

Greenwashing è “Strategia di comunicazione o di marketing perseguita da aziende, istituzioni, enti che presentano come ecosostenibili le proprie attività, cercando di occultarne l’impatto ambientale negativo” Vocabolario Treccani.

Con il proliferare di messaggi aziendali legati alla sostenibilità, non sempre confermati dai fatti, il consumatore si sente incerto e ingannato. E darsi una pennellata di verde rientra tra le pratiche commerciali sleali.

Dallo scorso 30 marzo a Bruxelles si parla di inasprimento delle norme e dei controlli sulla tematica della sostenibilità, con riferimento proprio al greenwashing.

Siamo quindi sul piano legale. Fare delle dichiarazioni ambientali, come “eco”, “verde”, “rispettoso dell’ambiente”, senza avere obiettivi chiari, trasparenti, misurabili e verificabili non è più consentito. L’obsolescenza programmata non dichiarata sarà punibile.

Così come esibire bollini di sostenibilità in modo autonomo, non certificati e verificati da enti terzi, rientra tra le pratiche non legali.

La legge è intervenuta a mettere un freno ad una tendenza che già il mercato stava iniziando a punire. Perché in un contesto dove le informazioni circolano velocemente e i consumatori sono sovrastati da messaggi, il senso critico e le aspettative sono sempre più alte. Le nuove generazioni pretendono che le promesse vengano mantenute, e la loro attenzione verso la sostenibilità è sempre molto alta.

Non basta dichiarare, è necessario agire

Proclamare una sostenibilità basata su luoghi comuni e dichiarazioni leggere e fallaci nuoce al brand, alla reputazione, e quindi al profitto. 

Ecco perché la sostenibilità deve partire dalle radici. Richiede piani di sviluppo concreti, che portano a creare nuovi modelli di business sostenibili fondati sulle 3P: Profit, People e Planet.

Hidra sb si occupa proprio di questo: accompagnare le aziende verso percorsi di sviluppo sostenibile, partendo dalla strategia, fondata su valori dichiarati e condivisi internamente ed esternamente. Solo da una chiarezza di vision e mission si possono condividere azioni concrete e riconosciute dal mercato. Senza alcun dubbio di cadere nella pratica del greenwashing.

Il mercato ora attende brand attivi: le dichiarazioni devono essere comprovate, se non addirittura sostituite, dai fatti. L’impegno deve essere tangibile: ora le aziende sono chiamate ad essere protagoniste di un cambiamento.  

Il codice etico

Il Codice etico è lo strumento principale per formalizzare l’etica delle relazioni all’interno dell’impresa e ben si inserisce in una strategia di sviluppo sostenibile.

In questo documento vengono presentati i criteri fondamentali che orientano le scelte dell’organizzazione ed è quindi utile per governare le relazioni tra impresa e i suoi portatori di interessi (stakeholder).

Al suo interno si trovano sia il “credo” aziendale, sia le regole di comportamento, con esempi pratici di azioni ammesse e vietate.

Se hai bisogno di un supporto nell’affrontare la tematica delicata che abbiamo trattato i Coach del team HIDRA possono supportarti, affiancandoti  e supportandoti nel processo di cambiamento.

Agile Project Management: un nuovo modo di fare le cose

Agile Project Management: un nuovo modo di fare le cose

In una partita a scacchi la strategia di gioco è un aspetto essenziale. Si costruisce sulle occasioni che si presentano dopo ogni mossa, e quindi deve poter cambiare durante la partita.

La flessibilità strategica del mondo degli scacchi bene rappresenta anche le dinamiche aziendali.

Anzi, ne rappresenta proprio la chiave per il successo dei progetti, qualunque essi siano, dallo sviluppo di nuovi prodotti al miglioramento dei processi.

L’importanza del Project Management

Lungo il flusso operativo di un progetto, dalla gestione alla consegna, possono emergere degli ostacoli che se non vengono adeguatamente affrontati possono trasmettere un falso senso di irrealizzabilità e complicatezza. Ecco perché dall’avvio di un progetto alla sua consegna, per superare le difficoltà e raggiungere gli obiettivi prefissati, è fondamentale possedere un metodo di project management efficace ed efficiente.

Da sempre, il framework denominato Waterfall, detto anche a cascata, ha primeggiato tra le metodologie di project management. Tale approccio prevede che il lavoro necessario alla realizzazione del progetto venga minuziosamente programmato e pianificato ancor prima che il progetto stesso venga avviato, facendo numerose previsioni su costi e tempi di consegna.

Tale metodologia possiede una struttura sviluppata in una serie di azioni sequenziali, collegate l’una all’altra come se formassero una cascata.

Per quanto sofisticate e dettagliate siano le previsioni, una volta scontrate con la realtà dei fatti, il rischio è che si traducano in ritardi e aumenti dei costi. Lo stesso Dwight D. Eisenhower aveva sottolineato l’importanza dei piani per il combattimento, ma riconobbe che allo sparo del primo colpo tutti i piani si dissolvono in fumo.

L’approccio Waterfall è ormai diventato incompatibile con l’imprevedibilità e la mutevolezza che caratterizzano le realtà aziendali attuali. 

Manca del valore espresso inizialmente: la flessibilità. 

Cambio di approccio: verso la metodologia Agile

Una prima conseguenza dell’elevata rigidità è la difficoltà a modificare le azioni in corso di sviluppo. Ma il rischio più grande potrebbe essere la conseguente necessità di “risalire la cascata”.

Ciò spiega perché sempre più aziende si stanno spostando verso l’approccio Agile per la gestione dei progetti.

Agile è un nuovo modo di fare le cose, nato dalla consapevolezza che qualunque tentativo di restringere uno sforzo umano, per quanto solida sia la pianificazione e per quanto chiari siano i diagrammi di Gantt, è destinato al fallimento.

L’approccio Agile fa sì che i progetti non vengano più visti come una serie di operazioni sequenziali completamente separate tra loro, bensì come un percorso che si sviluppa in piccoli passi incrementali tra di loro connessi, costantemente aggiornato e allineato alle necessità del mercato.

Agile permette di assecondare la naturale evoluzione dei progetti, favorendo la scoperta dei problemi e l’esplosione d’ispirazione, permettendo ai team di spingersi verso il miglioramento continuo.

Il termine Agile risale a un convegno del 2001, quando 17 esperti di sviluppo software spinti dal desiderio di rivoluzionare le logiche tradizionali di project management, considerate già allora incapaci di soddisfare le dinamiche di mercato, stipularono il “Manifesto per lo sviluppo agile”. In questo documento vengono dichiarati i valori cardine su cui l’approccio Agile si fonda:

  1. Gli individui e le interazioni più che i processi e gli strumenti;
  2. Il software funzionante più che la documentazione esaustiva;
  3. La collaborazione col cliente più che la negoziazione dei contratti;
  4. Rispondere al cambiamento più che seguire un piano.

Metodologia SCRUM: cos’è e in cosa consiste

Tra le metodologie Agile nate per mettere in pratica questi valori, la più conosciuta e utilizzata è Scrum.

Alla base di Scrum c’è il ritmo che come un metronomo scandisce lo svolgersi dei progetti.

Le persone sono spinte a concepire diversamente il tempo: l’idea di flusso unidirezionale proiettato in avanti nel tempo viene sostituita da una concezione di tempo circolare.

Scrum affronta il lavoro con un approccio ciclico e iterativo, con l’obiettivo di completare i progetti attraverso incrementi di prodotto successivi.

Attraverso un team di lavoro competente e coeso, il lavoro viene analizzato e scomposto in attività più semplici, ordinate secondo le priorità del caso, ciascuna da completare in un periodo di tempo prefissato, detto Sprint.

L’obiettivo è concentrarsi appieno su una cosa alla volta, evitando lo spreco di tempo necessario nel passare da un’attività a un’altra. La strategia “tradizionale” porta con sé l’idea che tutto è importante, mentre la strategia Agile predilige priorità e focalizzazione.Gli Sprint non sono semplicemente un momento di lavoro, ma attraverso spazi dedicati a riflessioni e analisi sul lavoro svolto, rappresentano per il team l’incentivo al miglioramento continuo.

Il nome Scrum deriva dal rugby: si riferisce alla mischia, il momento in cui tutta la squadra deve essere unita e spingere insieme nella stessa direzione. La metafora è evidente: il team rappresenta uno dei pilastri su cui si sorregge l’intero metodo.

Le persone che compongono il team Scrum devono essere tutte focalizzate al raggiungimento dell’obiettivo. Inoltre per mantenere l’elevato grado di allineamento e intesa tra i vari membri è importante che i team siano di piccole dimensioni.

Non ci sono assegnazioni di compiti dall’alto, il team dispone di tutte le competenze necessarie per gestirsi autonomamente e organizzare il lavoro.

In conclusione, l’approccio Agile è più di un metodo. Rappresenta un nuovo modo di pensare, è la chiave per non rimanere indietro in un ambiente ipercompetitivo come quello odierno. Agile spinge verso miglioramento continuo, eliminando gli impedimenti e permettendo di essere più vicini alle necessità dei clienti.

Grazie all’ esperienza maturata dal nostro TEAM e il conseguimento della certificazione SCRUM MASTER di tutti i membri, siamo il partner giusto per supportarti in un processo di miglioramento continuo tramite l’utilizzo della metodologia AGILE.

L’evoluzione della comunicazione delle performance: dal bilancio civilistico al report integrato

L’evoluzione della comunicazione delle performance: dal bilancio civilistico al report integrato

Il Reporting nelle aziende: origini lontane, evoluzioni obbligate

L’esigenza di rendicontazione economica e finanziaria nasce dal bisogno di conoscenza e di memoria per il soggetto economico che portava alla redazione di un documento di sintesi utile a delineare l’andamento della gestione e la remunerazione dei fattori impiegati. 

Col passare degli anni tuttavia, l’esigenza di redazione del bilancio mutò, spostandosi da informazione interna utile prevalentemente per l’organo direzionale ad informazione rivolta anche ad altri stakeholder. Già il dibattito tra Berle e Dodd negli anni ’30 del novecento portò alla luce negli Stati Uniti una diversità di vedute non tanto sulla necessità di informazione finanziaria e gestionale verso l’esterno sulla quale i due convergevano, ma piuttosto sull’ampiezza della platea alla quale comunicare le performance.

Le Big Companies americane costituite da un capitale azionario largamente distribuito tra il pubblico e la cui direzione era affidata ai manager, infatti, soffrivano di uno scollamento tra proprietà e controllo. Da una parte Berle per sanare questa anomalia chiedeva l’introduzione di una modalità di rendicontazione non autoreferenziale che tutelasse gli interessi degli azionisti, dall’altra Dodd sosteneva che le Big Companies vista la loro ampia diffusione tra il pubblico dovessero  tutelare gli interessi della società coinvolte nell’operare aziendale.

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Responsabilità sociale e nuovi modelli di business

L’introduzione all’interno dei modelli di business di fattori riconducibili alla Responsabilità sociale d’impresa, di cui il dibattito tra Berle e Dodd fu il primo passo, derivata dalla volontà di soddisfacimento dei nuovi e crescenti bisogni espressi dalla società ha portato le aziende ad adattare i loro modelli di comunicazione delle performance. Le prime forme di rendicontazione non finanziaria associate al bilancio d’esercizio erano rivolte principalmente alla comunicazione della gestione delle risorse umane, quindi rivolte ai lavoratori e, parzialmente, alla comunità. La crescente attenzione verso i temi ambientali e di governance, favorita anche dalla spinta delle istituzioni porta alla nascita del bilancio ambientale, del bilancio di sostenibilità e del report integrato. I diversi documenti si differenziano per la visione più o meno integrata e completa delle performance aziendali tra i diversi ambiti coinvolti dall’operare dell’impresa.

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L’evoluzione oltre che cronologica e di contenuti dei diversi modelli di reporting fa trasparire un diverso approccio e differenti modelli di business.

Se da un lato le aziende, attraverso il bilancio sociale ed ambientale dimostrano di porre attenzione alle tematiche trattate e il bilancio di sostenibilità dimostra come l’azienda si impegni a migliorare i propri impatti sotto i profili ESG l’Integrated Report porta l’azienda allo sviluppo del pensiero integrato e alla unione delle 3P (Profit, People, Planet) come modello di creazione di valore.

Report integrato: l’evoluzione del modello finanziario tradizionale

L’approccio integrato viene comunemente definito come risposta alla ricerca di alternative al modello finanziario tradizionale, andando a definire 6 differenti capitali e la loro interazione nei processi aziendali di creazione del valore lungo l’intera catena. Ciò porta le aziende ad abbattere le barriere presenti al loro interno, trasformando una visione a silos delle funzioni aziendali in una visione integrata che permette di individuare i fattori di creazione di valore in base all’integrazione dei bisogni degli stakeholder.

Lo sviluppo del pensiero integrato permette poi l’identificazione di altre variabili ed indicatori di performance, a partire dal ritorno sugli investimenti sostenibili costruito in maniera del tutto simile e conseguente attraverso l’individuazione delle strategie materiali di sostenibilità, l’identificazione dei conseguenti cambiamenti a livello di pratiche operative e gestionali e quindi la quantificazione dei relativi benefici risultanti. 

La forma di comunicazione delle performance aziendali individuata nel report integrato risponde direttamente all’evoluzione e all’aumento della complessità del mondo economico e dei modelli di business permettendo di quantificare in maniera diretta quegli aspetti da sempre coinvolti nell’operare aziendale ma mai realmente misurati.

HIDRA può supportarti in questo processo di transizione. Contattaci per avere informazioni sui nostri servizi

 

 

La sostenibilità è strategia: dal rating ESG al report integrato

La sostenibilità è strategia: dal rating ESG al report integrato

Anche le PMI verso la rendicontazione non finanziaria

La Sostenibilità è un argomento molto dibattuto. Se ne sente parlare sempre più spesso, e lo sarà sempre di più. Sorge quindi la necessità di fare chiarezza. Cosa significa veramente sostenibilità? Cosa deve fare un’azienda per potersi veramente definire sostenibile, senza cadere nella trappola del greenwashing?

Affermare che la Sostenibilità sia un fattore sempre più strategico significa che l’equilibrio tra le tre direttrici Profitto, Persone e Pianeta (strategia delle 3P) deve guidare il modello di business dell’impresa.

Nel suo operare, ogni società deve essere in grado di generare valore, rispettando l’ambiente e garantendo lo sviluppo della collettività. Deve cioè affrontare un percorso di sviluppo sostenibile, ovvero una crescita che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri (Rapporto Brundtland, 1987). 

Abbiamo degli obiettivi da raggiungere, sottoscritti dai governi dei paesi delle Nazioni Unite e riassunti nell’Agenda 2030.

Cosa comporta l’Agenda 2030 per le aziende?

L’efficienza nell’uso delle risorse, a tutti i livelli (economico, finanziario, umano, ambientale) è una precisa strategia aziendale, che arriva a creare nuovi modelli di business. L’obiettivo è generare profitto (e quindi valore per gli Azionisti), svolgere le attività considerate importanti per gli stakeholder e, allo stesso tempo, curare il benessere dei collaboratori, attivando azioni positive per la collettività e il territorio. 

Tutto questo assume valenza se la comunicazione è trasparente e universalmente riconosciuta. Da qui la necessità di monitorare e rendicontare le performance aziendali proprio con questo nuovo approccio. 

Bilancio di sostenibilità e report integrato.

Questi 2 strumenti sono il punto di partenza e l’evoluzione di una strategia sostenibile. E la novità è che ad essere chiamate in causa non sono più solo le aziende di grandi dimensioni. Il tema ESG (Environmental Social and Governance) entra in tutte le società, come parametro di valutazione delle performance delle imprese, unitamente ai parametri economici tradizionali, da parte del mondo finanziario (banche e investitori istituzionali) ma anche dai cosiddetti “leader di filiera” ovvero imprese che si pongono a capo della filiera chiedendo ai propri fornitori di adeguare i propri standard di governance ai principi dello sviluppo sostenibile. Si parla della recente pubblicazione di una proposta di direttiva europea che porterà ad un aggiornamento sulla regolamentazione in materia di rendicontazione.

L’obbligo di rilevare e comunicare le informazioni sulla sostenibilità sarà esteso anche alle società con meno di 500 dipendenti. Un dovere che può mutarsi in opportunità. La rendicontazione non finanziaria porta infatti a mappare e raccogliere i dati inerenti a  tematiche di natura economica, di governance, sociale e ambientale. Conoscendo con chiarezza gli ambiti tematici “non finanziari” si possono gestire i loro impatti, prevenendo anche eventuali rischi. Così i temi di sostenibilità arrivano a produrre effetti considerati “financially material”, che impattano concretamente sui risultati economico-finanziari dell’azienda, e quindi sulla sua posizione competitiva e sul processo di creazione di valore.

Hidra srl sb, società di consulenza, accompagna le imprese proprio in questi percorsi, aiutandole nei processi di sviluppo sostenibile, a partire dalla strategia e dai nuovi modelli di business. Si propone con il modello “Impresa Abile”.

Abile è l’impresa che crea valore per i clienti, per i propri collaboratori, fornitori e, più in generale per tutte le categorie di Stakeholder con cui si interfaccia, cercando il modo per moltiplicarlo generando un circolo virtuoso di shared Value.

Una società fatta di persone, competenze, idee e di relazioni prima che di capitali, capace di realizzare nuovi modelli di business. Attraverso i suoi valori, l’innovazione e la creatività, l’impresa diventa un mezzo per “abilitare lo sviluppo sostenibile”.

Inoltre l’adozione di comportamenti responsabili da parte di un’azienda si estende a tutta la filiera produttiva nei rapporti con gli stakeholder di riferimento.

Da non sottovalutare il fatto che anche i consumatori sono sempre più sensibili alla tematica e riconoscono maggior valore al prodotto e al servizio acquistato quando l’azienda è impegnata nell’implementare azioni di beneficio comune e quindi Sostenibili.

Ne abbiamo parlato anche nell’articolo uscito sul Sole 24 Ore del 16.12.2021

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Hidra sb, attraverso il suo supporto strategico, stimola le persone, facendo emergere vision, mission e valori aziendali. Studia i processi, per capire come ottimizzare l’utilizzo delle risorse. Mappa tutti gli indicatori per arrivare a redigere un report integrato secondo i principali standard internazionali. 

Un’attività ancor più consolidata grazie all’accordo societario con Ecomate, ESG software suite per integrare la sostenibilità in azienda, partendo dal proprio rating Ambientale, Sociale e Governance.

Perché è solo tramite il perfetto equilibrio tra Profit, People e Planet che si riesce a costruire un modello di business in grado di generare valore veramente sostenibile.

Rating ESG e misurabilità delle performance aziendali

Ogni processo di sviluppo sostenibile prevede una chiara idea dello stato di partenza e un monitoraggio costante delle fasi raggiunte dal punto di vista degli aspetti ambientali, sociali e di governance. Questo permette di capire quali siano i fattori critici di miglioramento e fornisce la traccia per la definizione di nuovi obiettivi.

Lo strumento che risponde a tali esigenze è il rating ESG, ovvero il report che certifica la solidità di un’azienda in ambito 3P.

HIDRA sb, in collaborazione con ECOMATE, fornisce uno strumento di rating in grado di rendere facile l’accesso alla sostenibilità per tutte le aziende PMI. La base è un algoritmo disegnato su misura per le piccole e medie imprese a partire da normative internazionali ed italiane, in linea con i principali standard in uso. Lo strumento è validato da un comitato scientifico decentralizzato del quale Hidra sb è membro, dove esperti tecnico-scientifici esterni possono proporre il proprio contributo allo sviluppo delle logiche e dei contenuti del rating, garantendo così trasparenza ed imparzialità. L’algoritmo supporta tutti i settori industriali esistenti e rileva istantaneamente le criticità dell’impresa. Inoltre grazie a un open standard il rating è dinamico e sempre aggiornato.

Le prestazioni ambientali, sociali e di governance (ESG) dell’impresa sono calcolate attraverso 11 moduli di impatto ed oltre 70 tematiche di sostenibilità.

I vantaggi lungo tutta la catena di fornitura sono molteplici. Oltre a rispondere a specifiche richieste di grossi gruppi internazionali, permette di gestire la reputazione dell’azienda, riducendo il rischio di interruzione della catena di approvvigionamento. Aspetto importante per alzare il potenziale per l’innovazione e la differenziazione del mercato.

La forza dello strumento è proprio la possibilità di monitorare tutte le aree di impresa, per strutturare così piani di miglioramento produttivo, attraverso l’approccio lean, lo sviluppo dei talenti e la salvaguardia dell’ambiente.

HIDRA può supportarti in questo processo di transizione. Contattaci per avere informazioni sui nostri servizi

 

 

Dal 2022 la raccolta differenziata del tessile diventa obbligatoria

Dal 2022 la raccolta differenziata del tessile diventa obbligatoria

ECONOMIA CIRCOLARE e  SETTORE TESSILE

In occasione della fiera internazionale ECOMONDO 2021, si è discusso di Economia Circolare anche per il settore tessile.  Il mondo del tessile, al momento, è la seconda industria più inquinante al mondo dopo quella petrolifera e, in seguito alla normativa sull’obbligo di raccolta differenziata proprio di questo settore a partire dal 01 gennaio 2022, l’intera filiera è chiamata a riflettere su un reale cambiamento dei processi per poter ridurre l’impatto ambientale e iniziare  a ragionare sui concetti di economia circolare.

Chiamate a discutere le aziende di produzione di filati e dei processi di tintura per cui l’utilizzo di acqua è il primo punto da migliorare. Per 1kg di fibra tinta occorrono dai 50/60 litri di acqua, significa che un’azienda media consuma fino a 30 MILIONI di litri al GIORNO. Recupero e normative per la depurazione sono d’obbligo per questo settore.

Decreto  END OF WASTE e settore tessile

L’end of waste, ovvero la cessazione della qualifica di rifiuto, si riferisce ad un procedimento per il quale un rifiuto, sottoposto ad un processo di recupero, perde tale qualifica per acquisire quella di prodotto.
Viene regolamentato all’art. 184-ter, “Cessazione della qualifica di rifiuto” del Testo Unico ambientale (D.Lgs. n.152/2006).

Altro punto di fondamentale importanza è quindi la discussione in merito al decreto  END OF WASTE, perché si stima che nel 2022 ci saranno 900 MILA TONNELLATE di rifiuti tessili post obbligo e c’è bisogno della normativa che riconosca il valore del sottoprodotto. L’intera filiera tessile è chiamata a cercare soluzioni che diano una reale risposta al post consumo. Si deve lavorare sull’ idea creativa, prima ancora che della produzione, perché realizzare un prodotto che abbia già scritta una seconda vita prima ancora di morire, è la difficoltà maggiore che saremo costretti a trattare.

Parliamo di ecodesign e progettazione sostenibile, concetti che sono ancora nuovi per molti addetti di settore

Anche UNI ( ente italiano normative ) ha commentato la questione chiedendo a tutti i soggetti di collaborare per poter scrivere le nuove norme che da qui a poco saranno emanate per poter rispondere a quella che diventerà, probabilmente, un’emergenza ambientale. 

Le aziende che ad oggi si sono già organizzate in un percorso sostenibile, saranno  preparate al cambiamento radicale a cui saremo chiamati a rispondere a breve, perché le normative saranno obbligatorie per tutta la filiera di settore e non solo per l’azienda MADRE. 

 

a cura di Erika Guccio, Fashion Labelling & Packaging Consultant

HIDRA può supportarti in questo processo di transizione ecologica. Contattaci per avere informazioni sul nostro servizio

Lean management e sostenibilità: perchè sono due facce della stessa medaglia

Lean management e sostenibilità: perchè sono due facce della stessa medaglia

Lo sviluppo sostenibile come leva strategica aziendale

La strategia delle 3P è una strategia aziendale che massimizza tre distinte direttrici (il Profitto, le Persone ed il Pianeta) garantendo uno sviluppo che metta al centro tutte e tre le P contemporaneamente, anche detta in altri termini CSR (Corporate Social Resposibility).

Parlando di SOSTENIBILITA’ focalizziamo l’attenzione su nuovi modelli di business che fanno dell’efficienza nell’uso delle risorse, a tutti i livelli (economico, finanziario, umano, ambientale) una precisa strategia aziendale che ha lo scopo di creare profitto ( e quindi valore per gli Azionisti) e, al contempo, benessere per
i propri collaboratori, per la società in cui operano in termini di difesa delle disuguaglianze e inclusione e rispetto dell’ambiente.
In una parola: SVILUPPO SOSTENIBILE.

Negli ultimi anni si e` registrato un esponenziale aumento delle persone e consumatori che accedono e scambiano informazioni utilizzando la rete ed i social media:

i comportamenti e le scelte strategiche operate dalle aziende sono costantemente valutate da clienti attuali e potenziali di tutto il mondo.

Ecco perchè è fondamentale per le aziende affrontare in maniera strategica e sistematica un percorso di sviluppo sostenibile.

Metodologia Lean e circular economy

In questo contesto la metodologia LEAN, supportata da logiche di Circular economy, è il miglior approccio per le aziende d’eccellenza che vogliono migliorare i propri processi. Oggi più che mai è necessario fermarsi a ragionare e a rivalutare i processi per migliorarli.

Adottare logiche lean e miglioramenti nei processi comporta, infatti, anche un’importante riduzione degli impatti ambientali generati dall’attività di un’azienda.

Sostenibilità che si sviluppa e diffonde lungo tutta la supply chain.

Grazie all’ esperienza maturata dal nostro TEAM come manager e consulenti in aziende internazionali di medie e grandi dimensioni, siamo il partner giusto per supportarti in un processo di miglioramento continuo tramite l’utilizzo del LEAN THINKING.

Misurare il valore condiviso in azienda

Misurare il valore condiviso in azienda

CSV (Corporate Social Value) e l’evoluzione nel reporting della strategia 3P

Oggi alle imprese viene chiesto di avere uno scopo sociale, per fronteggiare in modo preparato inedite sfide ambientali e socioeconomiche. E’ decisivo il ruolo della rendicontazione agli stakeholder, che permette di indicare le intersezioni fra obiettivi dell’azienda e priorità della comunità.

Da CSR a CSV: la definizione di valore condiviso

La CSR (Corporate Social Responsability) per liberare il suo potenziale deve ampliare l’orizzonte delle interazioni tra impresa e società identificando i punti di intersezione, così la CSR diventa CSV (Corporate Social Value) che esprime la creazione di valore condiviso nel comune interesse di impresa e società. Ogni punto di intersezione verrà considerato opportunità di sviluppo passando da una CSR reattiva ad una CSR strategica che apra le porte alla creazione di valore condiviso. La definizione del CSV è unica per ogni impresa perché deve essere coerente con la natura del proprio business.

Il valore condiviso nasce, infatti, quando le attività che generano margini operativi per l’azienda ne generano anche per la comunità.

Le imprese conoscono i loro business e conoscono le attività che generano valore, le attività di valore per la comunità sono delineate invece dalla “Call to action” definita dalle politiche dell’agenda globale, che definisce target quantitativi e impegni da perseguire. Ogni azienda avrà poi la possibilità di decidere quanto e come aumentare o diminuire il valore condiviso generato agendo sulla sovrapposizione tra business e priorità sociali ed ambientali. Attraverso questo percorso la responsabilità sociale di impresa non viene solo integrata nelle attività di business ma diventa il faro che ispira la strategia e guida l’innovazione con effetti positivi e diretti su competitività e reputazione.

I 3 passi operativi: il caso HERA GROUP

  1. Comprendere l’agenda globale nelle sue sfide ed opportunità concentrandosi su quelle che risultano più rilevanti. Hera group ha analizzato le politiche di CSR a tutti i livelli gerarchici sintetizzando quelle più rilevanti attraverso l’utilizzo di 9 aree di impatto (vedi tabella)  csv e il caso hera group
  2. Ridisegnare la comunicazione non finanziaria nella prospettiva del CSV. Nel caso di Hera group questo ha portato ad una riclassificazione complessiva dei contenuti del report passando da una struttura basata sui GRI ad una struttura conforme ai 3 driver del cambiamento articolati nelle 9 aree di impatto dove si inseriscono le risposte alla Call to action. Viene in tal modo esclusa la parte delle azioni che ricadono nel campo della CSR reattiva, che Hera ha fatto confluire in un documento complementare in cui sono raccolti gli elementi propedeutici alla creazione di valore condiviso. Ciò permette di quantificare il Margine Operativo Lordo (MOL) generato dal gruppo attraverso attività e progetti che rispondano alle priorità dell’agenda globale. Il processo pratico relativo alla quantificazione del MOL generato dal gruppo con attività e progetti che rispondano alle priorità dell’agenda globale parte dall’identificazione degli oggetti contabili afferenti alle attività di CSV e gli indicatori di business che poi permettono di calcolare la quota di MOL di ogni specifica area che risponda alla Call to action.
  3. Fare confluire tale approccio all’interno della strategia di gruppo inserendolo nel business plan che guida la strategia a medio e lungo termine. In Hera Group pianificando le azioni industriali 2018 – 2022 in modo da raggiungere il 40% del MOL attraverso attività di business che rispondono alla Call to action.

IN SINTESI, l’evoluzione della CSR 

Attraverso il nuovo approccio il reporting CSR assume una natura bifronte, da una parte garantendo il noto e consolidato valore esterno, dall’altra apre la strada ad una creazione di valore interno su cui nel tempo si può sviluppare una crescita culturale dell’organizzazione con miglioramenti tangibili e progressivi nella gestione delle attività correnti e nei rapporti con gli stakeholder.

Caso tratto da HBR Italia marzo 19 – 70/78 di F.Bocchi e S. Venier rielaborazione a cura di HIDRA SOCIETA’ BENEFIT

Se vuoi capire come implementare una strategia di sviluppo sostenibile nella tua azienda contattaci

Lean production + Circular economy

Lean production + Circular economy

Lean production e circular economy sono il connubio perfetto tra efficentamento dei processi e sostenibilità

La crisi del modello economico lineare

Il modello economico lineare è un sistema economico basato su un flusso lineare di risorse naturali, estratte e lavorate per creare il prodotto finale e quindi vendute e distribuite al cliente. Dopo la vendita i prodotti vengono utilizzati dal consumatore che, al termine della loro vita, è costretto a scartare e trasformare in rifiuti.

Fino alla fine del novecento tale modello economico – produttivo è stato il modello di riferimento per l’economia mondiale, non tenendo conto della finitezza delle risorse e del problema del crescente inquinamento del pianeta.

I limiti quindi, del modello economico lineare sono evidenti e legati all’esaurimento delle risorse e al cambiamento climatico in atto, è quindi necessario transitare definitivamente verso un modello economico che permetta al pianeta di rigenerarsi ed ai suoi abitanti di continuare a prosperare.

L’economia circolare

L’economia circolare (in inglese circular economy) è un modello economico che permette l’implementazione dello sviluppo sostenibile, occupandosi del lato economico ed ambientale nel vasto spettro di componenti della responsabilità sociale d’impresa.

Il sistema economico fondato sull’economia circolare mira all’eliminazione dei rifiuti ed al riutilizzo continuo delle risorse attraverso il riuso delle materie contenute all’interno di prodotti che altrimenti verrebbero trasformati in rifiuti, rendendo così la vita delle materie circolare e potenzialmente infinita.

Questo modello permette la riduzione degli sprechi e dell’inquinamento, la conservazione delle risorse naturali ed una sostanziosa riduzione dei costi.

ciclo economia circolare

 

Lean production

La metodologia lean è un sistema a produttivo finalizzato all’ottimizzazione dei processi produttivi attraverso una produzione a flusso tirata dalle richieste del mercato e tesa a limitare gli sprechi elevando la qualità per il cliente.

I 5 muda (sprechi in giapponese) vengono identificati in:

  • sovrapproduzione
  • attese
  • trasporti
  • perdite di processo
  • scorte e movimentazioni.

La metodologia lean viene considerata dalla sua nascita un sistema utile ai comparti produttivi, che mette al centro le persone che vi lavorano, migliorandone le condizioni e identificando come ultimo spreco il sottoutilizzo della loro creatività.

L’integrazione tra economia circolare e metodologia lean:  la lean circular

Partendo dall’analisi dei due modelli, seppur in campi apparentemente differenti, sorge da subito spontanea la sensazione che questi siano complementari. Hanno infatti, obiettivi comuni come l’abbattimento di sprechi, la limitazione di movimentazioni e trasporti, l’utilizzo efficiente di energia e materiali.

Ognuno di questi obiettivi inoltre, è direttamente collegato ad un abbattimento di costo e di emissioni, oltre che ad uno snellimento di processo.

Ecco quindi che attraverso una sapiente integrazione delle due metodologie, si va ad efficientare l’impresa sotto il triplice profilo della sostenibilità: economico, sociale ed ambientale con risultati misurabili concretamente attraverso appositi indicatori disegnati su misura.

Se vuoi saperne di più di Lean manufacturing e sostenibilità  clicca qui.

 

 

a cura di Francesco Lagonigro, Elia Martignon