L’evoluzione della comunicazione delle performance: dal bilancio civilistico al report integrato

L’evoluzione della comunicazione delle performance: dal bilancio civilistico al report integrato

Il Reporting nelle aziende: origini lontane, evoluzioni obbligate

L’esigenza di rendicontazione economica e finanziaria nasce dal bisogno di conoscenza e di memoria per il soggetto economico che portava alla redazione di un documento di sintesi utile a delineare l’andamento della gestione e la remunerazione dei fattori impiegati. 

Col passare degli anni tuttavia, l’esigenza di redazione del bilancio mutò, spostandosi da informazione interna utile prevalentemente per l’organo direzionale ad informazione rivolta anche ad altri stakeholder. Già il dibattito tra Berle e Dodd negli anni ’30 del novecento portò alla luce negli Stati Uniti una diversità di vedute non tanto sulla necessità di informazione finanziaria e gestionale verso l’esterno sulla quale i due convergevano, ma piuttosto sull’ampiezza della platea alla quale comunicare le performance.

Le Big Companies americane costituite da un capitale azionario largamente distribuito tra il pubblico e la cui direzione era affidata ai manager, infatti, soffrivano di uno scollamento tra proprietà e controllo. Da una parte Berle per sanare questa anomalia chiedeva l’introduzione di una modalità di rendicontazione non autoreferenziale che tutelasse gli interessi degli azionisti, dall’altra Dodd sosteneva che le Big Companies vista la loro ampia diffusione tra il pubblico dovessero  tutelare gli interessi della società coinvolte nell’operare aziendale.

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Responsabilità sociale e nuovi modelli di business

L’introduzione all’interno dei modelli di business di fattori riconducibili alla Responsabilità sociale d’impresa, di cui il dibattito tra Berle e Dodd fu il primo passo, derivata dalla volontà di soddisfacimento dei nuovi e crescenti bisogni espressi dalla società ha portato le aziende ad adattare i loro modelli di comunicazione delle performance. Le prime forme di rendicontazione non finanziaria associate al bilancio d’esercizio erano rivolte principalmente alla comunicazione della gestione delle risorse umane, quindi rivolte ai lavoratori e, parzialmente, alla comunità. La crescente attenzione verso i temi ambientali e di governance, favorita anche dalla spinta delle istituzioni porta alla nascita del bilancio ambientale, del bilancio di sostenibilità e del report integrato. I diversi documenti si differenziano per la visione più o meno integrata e completa delle performance aziendali tra i diversi ambiti coinvolti dall’operare dell’impresa.

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L’evoluzione oltre che cronologica e di contenuti dei diversi modelli di reporting fa trasparire un diverso approccio e differenti modelli di business.

Se da un lato le aziende, attraverso il bilancio sociale ed ambientale dimostrano di porre attenzione alle tematiche trattate e il bilancio di sostenibilità dimostra come l’azienda si impegni a migliorare i propri impatti sotto i profili ESG l’Integrated Report porta l’azienda allo sviluppo del pensiero integrato e alla unione delle 3P (Profit, People, Planet) come modello di creazione di valore.

Report integrato: l’evoluzione del modello finanziario tradizionale

L’approccio integrato viene comunemente definito come risposta alla ricerca di alternative al modello finanziario tradizionale, andando a definire 6 differenti capitali e la loro interazione nei processi aziendali di creazione del valore lungo l’intera catena. Ciò porta le aziende ad abbattere le barriere presenti al loro interno, trasformando una visione a silos delle funzioni aziendali in una visione integrata che permette di individuare i fattori di creazione di valore in base all’integrazione dei bisogni degli stakeholder.

Lo sviluppo del pensiero integrato permette poi l’identificazione di altre variabili ed indicatori di performance, a partire dal ritorno sugli investimenti sostenibili costruito in maniera del tutto simile e conseguente attraverso l’individuazione delle strategie materiali di sostenibilità, l’identificazione dei conseguenti cambiamenti a livello di pratiche operative e gestionali e quindi la quantificazione dei relativi benefici risultanti. 

La forma di comunicazione delle performance aziendali individuata nel report integrato risponde direttamente all’evoluzione e all’aumento della complessità del mondo economico e dei modelli di business permettendo di quantificare in maniera diretta quegli aspetti da sempre coinvolti nell’operare aziendale ma mai realmente misurati.

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La sostenibilità è strategia: dal rating ESG al report integrato

La sostenibilità è strategia: dal rating ESG al report integrato

Anche le PMI verso la rendicontazione non finanziaria

La Sostenibilità è un argomento molto dibattuto. Se ne sente parlare sempre più spesso, e lo sarà sempre di più. Sorge quindi la necessità di fare chiarezza. Cosa significa veramente sostenibilità? Cosa deve fare un’azienda per potersi veramente definire sostenibile, senza cadere nella trappola del greenwashing?

Affermare che la Sostenibilità sia un fattore sempre più strategico significa che l’equilibrio tra le tre direttrici Profitto, Persone e Pianeta (strategia delle 3P) deve guidare il modello di business dell’impresa.

Nel suo operare, ogni società deve essere in grado di generare valore, rispettando l’ambiente e garantendo lo sviluppo della collettività. Deve cioè affrontare un percorso di sviluppo sostenibile, ovvero una crescita che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri (Rapporto Brundtland, 1987). 

Abbiamo degli obiettivi da raggiungere, sottoscritti dai governi dei paesi delle Nazioni Unite e riassunti nell’Agenda 2030.

Cosa comporta l’Agenda 2030 per le aziende?

L’efficienza nell’uso delle risorse, a tutti i livelli (economico, finanziario, umano, ambientale) è una precisa strategia aziendale, che arriva a creare nuovi modelli di business. L’obiettivo è generare profitto (e quindi valore per gli Azionisti), svolgere le attività considerate importanti per gli stakeholder e, allo stesso tempo, curare il benessere dei collaboratori, attivando azioni positive per la collettività e il territorio. 

Tutto questo assume valenza se la comunicazione è trasparente e universalmente riconosciuta. Da qui la necessità di monitorare e rendicontare le performance aziendali proprio con questo nuovo approccio. 

Bilancio di sostenibilità e report integrato.

Questi 2 strumenti sono il punto di partenza e l’evoluzione di una strategia sostenibile. E la novità è che ad essere chiamate in causa non sono più solo le aziende di grandi dimensioni. Il tema ESG (Environmental Social and Governance) entra in tutte le società, come parametro di valutazione delle performance delle imprese, unitamente ai parametri economici tradizionali, da parte del mondo finanziario (banche e investitori istituzionali) ma anche dai cosiddetti “leader di filiera” ovvero imprese che si pongono a capo della filiera chiedendo ai propri fornitori di adeguare i propri standard di governance ai principi dello sviluppo sostenibile. Si parla della recente pubblicazione di una proposta di direttiva europea che porterà ad un aggiornamento sulla regolamentazione in materia di rendicontazione.

L’obbligo di rilevare e comunicare le informazioni sulla sostenibilità sarà esteso anche alle società con meno di 500 dipendenti. Un dovere che può mutarsi in opportunità. La rendicontazione non finanziaria porta infatti a mappare e raccogliere i dati inerenti a  tematiche di natura economica, di governance, sociale e ambientale. Conoscendo con chiarezza gli ambiti tematici “non finanziari” si possono gestire i loro impatti, prevenendo anche eventuali rischi. Così i temi di sostenibilità arrivano a produrre effetti considerati “financially material”, che impattano concretamente sui risultati economico-finanziari dell’azienda, e quindi sulla sua posizione competitiva e sul processo di creazione di valore.

Hidra srl sb, società di consulenza, accompagna le imprese proprio in questi percorsi, aiutandole nei processi di sviluppo sostenibile, a partire dalla strategia e dai nuovi modelli di business. Si propone con il modello “Impresa Abile”.

Abile è l’impresa che crea valore per i clienti, per i propri collaboratori, fornitori e, più in generale per tutte le categorie di Stakeholder con cui si interfaccia, cercando il modo per moltiplicarlo generando un circolo virtuoso di shared Value.

Una società fatta di persone, competenze, idee e di relazioni prima che di capitali, capace di realizzare nuovi modelli di business. Attraverso i suoi valori, l’innovazione e la creatività, l’impresa diventa un mezzo per “abilitare lo sviluppo sostenibile”.

Inoltre l’adozione di comportamenti responsabili da parte di un’azienda si estende a tutta la filiera produttiva nei rapporti con gli stakeholder di riferimento.

Da non sottovalutare il fatto che anche i consumatori sono sempre più sensibili alla tematica e riconoscono maggior valore al prodotto e al servizio acquistato quando l’azienda è impegnata nell’implementare azioni di beneficio comune e quindi Sostenibili.

Ne abbiamo parlato anche nell’articolo uscito sul Sole 24 Ore del 16.12.2021

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Hidra sb, attraverso il suo supporto strategico, stimola le persone, facendo emergere vision, mission e valori aziendali. Studia i processi, per capire come ottimizzare l’utilizzo delle risorse. Mappa tutti gli indicatori per arrivare a redigere un report integrato secondo i principali standard internazionali. 

Un’attività ancor più consolidata grazie all’accordo societario con Ecomate, ESG software suite per integrare la sostenibilità in azienda, partendo dal proprio rating Ambientale, Sociale e Governance.

Perché è solo tramite il perfetto equilibrio tra Profit, People e Planet che si riesce a costruire un modello di business in grado di generare valore veramente sostenibile.

Rating ESG e misurabilità delle performance aziendali

Ogni processo di sviluppo sostenibile prevede una chiara idea dello stato di partenza e un monitoraggio costante delle fasi raggiunte dal punto di vista degli aspetti ambientali, sociali e di governance. Questo permette di capire quali siano i fattori critici di miglioramento e fornisce la traccia per la definizione di nuovi obiettivi.

Lo strumento che risponde a tali esigenze è il rating ESG, ovvero il report che certifica la solidità di un’azienda in ambito 3P.

HIDRA sb, in collaborazione con ECOMATE, fornisce uno strumento di rating in grado di rendere facile l’accesso alla sostenibilità per tutte le aziende PMI. La base è un algoritmo disegnato su misura per le piccole e medie imprese a partire da normative internazionali ed italiane, in linea con i principali standard in uso. Lo strumento è validato da un comitato scientifico decentralizzato del quale Hidra sb è membro, dove esperti tecnico-scientifici esterni possono proporre il proprio contributo allo sviluppo delle logiche e dei contenuti del rating, garantendo così trasparenza ed imparzialità. L’algoritmo supporta tutti i settori industriali esistenti e rileva istantaneamente le criticità dell’impresa. Inoltre grazie a un open standard il rating è dinamico e sempre aggiornato.

Le prestazioni ambientali, sociali e di governance (ESG) dell’impresa sono calcolate attraverso 11 moduli di impatto ed oltre 70 tematiche di sostenibilità.

I vantaggi lungo tutta la catena di fornitura sono molteplici. Oltre a rispondere a specifiche richieste di grossi gruppi internazionali, permette di gestire la reputazione dell’azienda, riducendo il rischio di interruzione della catena di approvvigionamento. Aspetto importante per alzare il potenziale per l’innovazione e la differenziazione del mercato.

La forza dello strumento è proprio la possibilità di monitorare tutte le aree di impresa, per strutturare così piani di miglioramento produttivo, attraverso l’approccio lean, lo sviluppo dei talenti e la salvaguardia dell’ambiente.

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Dal 2022 la raccolta differenziata del tessile diventa obbligatoria

Dal 2022 la raccolta differenziata del tessile diventa obbligatoria

ECONOMIA CIRCOLARE e  SETTORE TESSILE

In occasione della fiera internazionale ECOMONDO 2021, si è discusso di Economia Circolare anche per il settore tessile.  Il mondo del tessile, al momento, è la seconda industria più inquinante al mondo dopo quella petrolifera e, in seguito alla normativa sull’obbligo di raccolta differenziata proprio di questo settore a partire dal 01 gennaio 2022, l’intera filiera è chiamata a riflettere su un reale cambiamento dei processi per poter ridurre l’impatto ambientale e iniziare  a ragionare sui concetti di economia circolare.

Chiamate a discutere le aziende di produzione di filati e dei processi di tintura per cui l’utilizzo di acqua è il primo punto da migliorare. Per 1kg di fibra tinta occorrono dai 50/60 litri di acqua, significa che un’azienda media consuma fino a 30 MILIONI di litri al GIORNO. Recupero e normative per la depurazione sono d’obbligo per questo settore.

Decreto  END OF WASTE e settore tessile

L’end of waste, ovvero la cessazione della qualifica di rifiuto, si riferisce ad un procedimento per il quale un rifiuto, sottoposto ad un processo di recupero, perde tale qualifica per acquisire quella di prodotto.
Viene regolamentato all’art. 184-ter, “Cessazione della qualifica di rifiuto” del Testo Unico ambientale (D.Lgs. n.152/2006).

Altro punto di fondamentale importanza è quindi la discussione in merito al decreto  END OF WASTE, perché si stima che nel 2022 ci saranno 900 MILA TONNELLATE di rifiuti tessili post obbligo e c’è bisogno della normativa che riconosca il valore del sottoprodotto. L’intera filiera tessile è chiamata a cercare soluzioni che diano una reale risposta al post consumo. Si deve lavorare sull’ idea creativa, prima ancora che della produzione, perché realizzare un prodotto che abbia già scritta una seconda vita prima ancora di morire, è la difficoltà maggiore che saremo costretti a trattare.

Parliamo di ecodesign e progettazione sostenibile, concetti che sono ancora nuovi per molti addetti di settore

Anche UNI ( ente italiano normative ) ha commentato la questione chiedendo a tutti i soggetti di collaborare per poter scrivere le nuove norme che da qui a poco saranno emanate per poter rispondere a quella che diventerà, probabilmente, un’emergenza ambientale. 

Le aziende che ad oggi si sono già organizzate in un percorso sostenibile, saranno  preparate al cambiamento radicale a cui saremo chiamati a rispondere a breve, perché le normative saranno obbligatorie per tutta la filiera di settore e non solo per l’azienda MADRE. 

 

a cura di Erika Guccio, Fashion Labelling & Packaging Consultant

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Lean management e sostenibilità: perchè sono due facce della stessa medaglia

Lean management e sostenibilità: perchè sono due facce della stessa medaglia

Lo sviluppo sostenibile come leva strategica aziendale

La strategia delle 3P è una strategia aziendale che massimizza tre distinte direttrici (il Profitto, le Persone ed il Pianeta) garantendo uno sviluppo che metta al centro tutte e tre le P contemporaneamente, anche detta in altri termini CSR (Corporate Social Resposibility).

Parlando di SOSTENIBILITA’ focalizziamo l’attenzione su nuovi modelli di business che fanno dell’efficienza nell’uso delle risorse, a tutti i livelli (economico, finanziario, umano, ambientale) una precisa strategia aziendale che ha lo scopo di creare profitto ( e quindi valore per gli Azionisti) e, al contempo, benessere per
i propri collaboratori, per la società in cui operano in termini di difesa delle disuguaglianze e inclusione e rispetto dell’ambiente.
In una parola: SVILUPPO SOSTENIBILE.

Negli ultimi anni si e` registrato un esponenziale aumento delle persone e consumatori che accedono e scambiano informazioni utilizzando la rete ed i social media:

i comportamenti e le scelte strategiche operate dalle aziende sono costantemente valutate da clienti attuali e potenziali di tutto il mondo.

Ecco perchè è fondamentale per le aziende affrontare in maniera strategica e sistematica un percorso di sviluppo sostenibile.

Metodologia Lean e circular economy

In questo contesto la metodologia LEAN, supportata da logiche di Circular economy, è il miglior approccio per le aziende d’eccellenza che vogliono migliorare i propri processi. Oggi più che mai è necessario fermarsi a ragionare e a rivalutare i processi per migliorarli.

Adottare logiche lean e miglioramenti nei processi comporta, infatti, anche un’importante riduzione degli impatti ambientali generati dall’attività di un’azienda.

Sostenibilità che si sviluppa e diffonde lungo tutta la supply chain.

Grazie all’ esperienza maturata dal nostro TEAM come manager e consulenti in aziende internazionali di medie e grandi dimensioni, siamo il partner giusto per supportarti in un processo di miglioramento continuo tramite l’utilizzo del LEAN THINKING.

Misurare il valore condiviso in azienda

Misurare il valore condiviso in azienda

CSV (Corporate Social Value) e l’evoluzione nel reporting della strategia 3P

Oggi alle imprese viene chiesto di avere uno scopo sociale, per fronteggiare in modo preparato inedite sfide ambientali e socioeconomiche. E’ decisivo il ruolo della rendicontazione agli stakeholder, che permette di indicare le intersezioni fra obiettivi dell’azienda e priorità della comunità.

Da CSR a CSV: la definizione di valore condiviso

La CSR (Corporate Social Responsability) per liberare il suo potenziale deve ampliare l’orizzonte delle interazioni tra impresa e società identificando i punti di intersezione, così la CSR diventa CSV (Corporate Social Value) che esprime la creazione di valore condiviso nel comune interesse di impresa e società. Ogni punto di intersezione verrà considerato opportunità di sviluppo passando da una CSR reattiva ad una CSR strategica che apra le porte alla creazione di valore condiviso. La definizione del CSV è unica per ogni impresa perché deve essere coerente con la natura del proprio business.

Il valore condiviso nasce, infatti, quando le attività che generano margini operativi per l’azienda ne generano anche per la comunità.

Le imprese conoscono i loro business e conoscono le attività che generano valore, le attività di valore per la comunità sono delineate invece dalla “Call to action” definita dalle politiche dell’agenda globale, che definisce target quantitativi e impegni da perseguire. Ogni azienda avrà poi la possibilità di decidere quanto e come aumentare o diminuire il valore condiviso generato agendo sulla sovrapposizione tra business e priorità sociali ed ambientali. Attraverso questo percorso la responsabilità sociale di impresa non viene solo integrata nelle attività di business ma diventa il faro che ispira la strategia e guida l’innovazione con effetti positivi e diretti su competitività e reputazione.

I 3 passi operativi: il caso HERA GROUP

  1. Comprendere l’agenda globale nelle sue sfide ed opportunità concentrandosi su quelle che risultano più rilevanti. Hera group ha analizzato le politiche di CSR a tutti i livelli gerarchici sintetizzando quelle più rilevanti attraverso l’utilizzo di 9 aree di impatto (vedi tabella)  csv e il caso hera group
  2. Ridisegnare la comunicazione non finanziaria nella prospettiva del CSV. Nel caso di Hera group questo ha portato ad una riclassificazione complessiva dei contenuti del report passando da una struttura basata sui GRI ad una struttura conforme ai 3 driver del cambiamento articolati nelle 9 aree di impatto dove si inseriscono le risposte alla Call to action. Viene in tal modo esclusa la parte delle azioni che ricadono nel campo della CSR reattiva, che Hera ha fatto confluire in un documento complementare in cui sono raccolti gli elementi propedeutici alla creazione di valore condiviso. Ciò permette di quantificare il Margine Operativo Lordo (MOL) generato dal gruppo attraverso attività e progetti che rispondano alle priorità dell’agenda globale. Il processo pratico relativo alla quantificazione del MOL generato dal gruppo con attività e progetti che rispondano alle priorità dell’agenda globale parte dall’identificazione degli oggetti contabili afferenti alle attività di CSV e gli indicatori di business che poi permettono di calcolare la quota di MOL di ogni specifica area che risponda alla Call to action.
  3. Fare confluire tale approccio all’interno della strategia di gruppo inserendolo nel business plan che guida la strategia a medio e lungo termine. In Hera Group pianificando le azioni industriali 2018 – 2022 in modo da raggiungere il 40% del MOL attraverso attività di business che rispondono alla Call to action.

IN SINTESI, l’evoluzione della CSR 

Attraverso il nuovo approccio il reporting CSR assume una natura bifronte, da una parte garantendo il noto e consolidato valore esterno, dall’altra apre la strada ad una creazione di valore interno su cui nel tempo si può sviluppare una crescita culturale dell’organizzazione con miglioramenti tangibili e progressivi nella gestione delle attività correnti e nei rapporti con gli stakeholder.

Caso tratto da HBR Italia marzo 19 – 70/78 di F.Bocchi e S. Venier rielaborazione a cura di HIDRA SOCIETA’ BENEFIT

Se vuoi capire come implementare una strategia di sviluppo sostenibile nella tua azienda contattaci

Packaging e Labelling: trend e sostenibilità

Packaging e Labelling: trend e sostenibilità

Utilizzare materiali e avere cura di dettagli eco-friendly per il proprio packaging e labelling  oggi è un MUST, ma non c’è ancora la totale consapevolezza di tutte le regole per produrre davvero in modo sostenibile.

Potenti mezzi di riconoscibilità del brand nel mondo fashion ma non solo

Nel settore MODA, ma anche in quello del FOOD/ BEVERAGE e COSMESI, Packaging & Labelling sono i più potenti mezzi di RICONOSCIBILITA’ del proprio BRAND.

Per ogni singolo articolo venduto e invenduto, esiste una notevole quantità di materiali elaborati, utilizzati per incorniciare il protagonista aziendale: il prodotto finito. E non parliamo solo di riconoscimento del proprio articolo, parliamo di comunicazione a 360°, parliamo di come le persone identificano il prodotto e lo interpretano, scegliendo infine se acquistarlo oppure o no. Fondamentale quindi fare le scelte giuste con la consapevolezza che non esiste margine di errore per quanto riguarda le normative in materia di sostenibilità.

Packaging & Labelling  racchiudono l’anima del prodotto e sono lo specchio della vision aziendale.

Occorre coniugare etica ad estetica e perseguire i fondamentali per poter raggiungere il 100% di sostenibilità.

Packaging & Labelling: misuratori di sostenibilità

agenda 2030

Il Labelling, che fino a ieri era solo un’ etichetta del prodotto ( un cartellino, un’ etichetta tessuta o un patch, un elastico o un nastro ) che serviva ad apporre la propria firma direttamente sull’oggetto, oggi è un mezzo con cui misurare la sostenibilità aziendale.

Il Packaging, inteso come un involucro personalizzato per trasportare il prodotto finito,  sia esso una scatola o una shopper, è il primo punto su cui possiamo riconoscere la presenza o la totale assenza di contenuti di sostenibilità.

Parlare di materia prima ecologica o eco-friendly non è più sufficiente, perché oggi è diventato uno standard, occorre avere una notevole conoscenza sui diversi obiettivi che rendono un’azienda realmente sostenibile. E non basta nemmeno utilizzare la materia prima certificata.

Ecco alcuni esempi di simboli  che identificano Packaging & Labelling  sostenibili. Tendenzialmente quando vediamo tale simbolo siamo portati a pensare automaticamente che anche il PRODOTTO all’interno sia eco sostenibile, e pure l’azienda che lo produce.

certificazioni packaging

Ma sappiamo realmente leggere il significato di questi simboli? Siamo certi che siano realmente indicatori di azienda sostenibile?

La sostenibilità in filiera e le 3P (Profit People Planet)

Oggi un’azienda per definirsi davvero sostenibile deve essere consapevole del vero significato di SOSTENIBILITA’ e occorre che il suo focus NON sia soltanto sull’ ambiente (PLANET), bensì deve considerare anche le persone (PEOPLE) e naturalmente il lato economico ( PROFIT ). Solo l’equilibrio tra queste 3 componenti porta a parlare di impresa sostenibile.

Inoltre, la sostenibilità deve riguardare tutta la supply chain, anche per quanto riguarda Packaging & Labelling . Affrontare realmente questi aspetti significa attuare un cambiamento drastico nei confronti degli stessi fornitori.  Oggi il prezzo del packaging non è determinato solo dalla materia prima e dalla lavorazione, ma occorre considerare una serie di punti che fanno capo alle regole della sostenibilità, alle 3P.

In sostanza occorre farsi le domande giuste  e calcolare il  RISCHIO che si incorre a produrre un packaging NON sostenibile e dichiararlo come tale.

Seguire le linee guida della ISO 20400 per le regole della supply chain, ci permette di aiutare a scegliere quale fornitore è maggiormente adatto per diventare un partner davvero sostenibile. Rating e audit sono indispensabili per studiare sia il prodotto, ma soprattutto il fornitore.

Il rischio di fare GREEN WASHING

Una gestione in autonomia e senza le giuste competenze,  porta il rischio di incorrere in errori di GREEN WASHING che, come ben sappiamo, non ha niente a che vedere con la sostenibilità. Pubblicizzare un prodotto o un processo come sostenibile che NON lo sia davvero è il rischio più forte del momento, perché ormai la parola SOSTENIBILITA’ è diventata il trend,  ma chi se ne occupa, ne conosce davvero tutti gli aspetti ?

Gli stakeholder sono attenti e quando percepiscono che esistono  forti dubbi produttivi, possono essere la causa di un effetto domino fatale. E basta verificare i casi eclatanti di accuse su H&M – ASOS – ADIDAS per rendersi conto di come una campagna promozionale Ecosostenibile possa diventare un boomerang contro la stessa azienda. Ecco allora che è fondamentale capire quali siano le strade da percorrere e quali le domande da farsi per non diventare un Fake.

Non è assolutamente un caso che, nel 2019, le maggiori aziende della moda europea si siano incontrate e accordate a Parigi e abbiano firmato il FASHION PACT, perché hanno capito che la tendenza sta andando nella direzione sostenibile e proprio ora serve conoscere i dettagli di quella che non è solo un trend, ma sta diventando il MUST per il prossimo futuro.

a cura di Erika Guccio, Fashion Labelling & Packaging Consultant

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Formazione attiva HIDRA SB

Formazione attiva HIDRA SB

CON LE MANI IN PASTA

 

Una giuria di eccellenza è andata a valutare i piatti presentati dalle singole squadre ponendo attenzione sulla qualità del prodotto e su come la materie prime siano state utilizzate ottimizzando le risorse che i team avevano a disposizione, preparando delle ricette partendo da ingredienti di recupero.

Cosa abbiamo imparato?

🎯  che avere chiaro l’obiettivo è fondamentale per raggiungerlo

🗓 che prima di partire è meglio pianificare il chi fa cosa

⏰ che il tempo è una risorsa che dobbiamo imparare a gestire

 

 

Questo ringraziamento è rivolto a tutti i presenti e a quanti hanno contributo alla buona riuscita della serata! 

Stay tuned! Resto aggiornato seguendoci in Rubrica www.hidrasocietabenefit.it e sui social @hidrasb

Lean production + Circular economy

Lean production + Circular economy

Lean production e circular economy sono il connubio perfetto tra efficentamento dei processi e sostenibilità

La crisi del modello economico lineare

Il modello economico lineare è un sistema economico basato su un flusso lineare di risorse naturali, estratte e lavorate per creare il prodotto finale e quindi vendute e distribuite al cliente. Dopo la vendita i prodotti vengono utilizzati dal consumatore che, al termine della loro vita, è costretto a scartare e trasformare in rifiuti.

Fino alla fine del novecento tale modello economico – produttivo è stato il modello di riferimento per l’economia mondiale, non tenendo conto della finitezza delle risorse e del problema del crescente inquinamento del pianeta.

I limiti quindi, del modello economico lineare sono evidenti e legati all’esaurimento delle risorse e al cambiamento climatico in atto, è quindi necessario transitare definitivamente verso un modello economico che permetta al pianeta di rigenerarsi ed ai suoi abitanti di continuare a prosperare.

L’economia circolare

L’economia circolare (in inglese circular economy) è un modello economico che permette l’implementazione dello sviluppo sostenibile, occupandosi del lato economico ed ambientale nel vasto spettro di componenti della responsabilità sociale d’impresa.

Il sistema economico fondato sull’economia circolare mira all’eliminazione dei rifiuti ed al riutilizzo continuo delle risorse attraverso il riuso delle materie contenute all’interno di prodotti che altrimenti verrebbero trasformati in rifiuti, rendendo così la vita delle materie circolare e potenzialmente infinita.

Questo modello permette la riduzione degli sprechi e dell’inquinamento, la conservazione delle risorse naturali ed una sostanziosa riduzione dei costi.

ciclo economia circolare

 

Lean production

La metodologia lean è un sistema a produttivo finalizzato all’ottimizzazione dei processi produttivi attraverso una produzione a flusso tirata dalle richieste del mercato e tesa a limitare gli sprechi elevando la qualità per il cliente.

I 5 muda (sprechi in giapponese) vengono identificati in:

  • sovrapproduzione
  • attese
  • trasporti
  • perdite di processo
  • scorte e movimentazioni.

La metodologia lean viene considerata dalla sua nascita un sistema utile ai comparti produttivi, che mette al centro le persone che vi lavorano, migliorandone le condizioni e identificando come ultimo spreco il sottoutilizzo della loro creatività.

L’integrazione tra economia circolare e metodologia lean:  la lean circular

Partendo dall’analisi dei due modelli, seppur in campi apparentemente differenti, sorge da subito spontanea la sensazione che questi siano complementari. Hanno infatti, obiettivi comuni come l’abbattimento di sprechi, la limitazione di movimentazioni e trasporti, l’utilizzo efficiente di energia e materiali.

Ognuno di questi obiettivi inoltre, è direttamente collegato ad un abbattimento di costo e di emissioni, oltre che ad uno snellimento di processo.

Ecco quindi che attraverso una sapiente integrazione delle due metodologie, si va ad efficientare l’impresa sotto il triplice profilo della sostenibilità: economico, sociale ed ambientale con risultati misurabili concretamente attraverso appositi indicatori disegnati su misura.

Se vuoi saperne di più di Lean manufacturing e sostenibilità  clicca qui.

 

 

a cura di Francesco Lagonigro, Elia Martignon

Le Società Benefit

Le Società Benefit

Ad un anno dall’inizio della pandemia da Covid-19 uno dei punti saldi sul quale si baserà la ripartenza è rappresentato dalla rinnovata e mai così forte attenzione di tutto l’occidente verso la sostenibilità ambientale, l’equità e la coesione sociale. Sull’onda di questo cambiamento si dovranno concentrare le imprese per continuare ad avere successo nel futuro, recependo ed assecondando le nuove esigenze del mercato.

Tra i modi e gli strumenti utili a cambiare il paradigma e ripensare l’impresa vi è la crescente diffusione della “trasformazione” aziendale delle società di capitali e di persone in Società Benefit.

Nascita delle Società Benefit ed introduzione in Italia

Le Società Benefit nascono negli Stati Uniti nel 2010 sulla spinta dell’organizzazione senza scopo di lucro B-Lab, che fonda la sua Mission aziendale sulla promozione dei valori e dell’innovazione incorporati nel modello benefit.

La legge di stabilità del 2016 introduce per la prima volta a livello europeo una previsione normativa innovativa, istituendo ed attribuendo valore ad un modo nuovo di fare impresa. Le Società Benefit uniscono allo scopo di lucro l’obiettivo di migliorare il contesto sociale ed ambientale in cui operano, coniugando la necessità di perseguire risultati economici con quella di soddisfare interessi diversi rispetto a quelli dei soci, attraverso un impegno responsabile e sostenibile delle risorse. Ognuna delle forme societarie previste dal Codice Civile può essere associata alla Società Benefit, impegnandosi nell’oggetto sociale a perseguire una duplice finalità: profitto e beneficio comune.

Società Benefit e B-Corp due aspetti diversi del medesimo concetto

Lo status di Società Benefit è una forma giuridica che implica l’impegno statutario a conciliare massimizzazione del profitto e impatto positivo su tutti gli stakeholder.

Le B-Corp, invece, sono società certificate dall’istituto B Lab attraverso la misurazione d’impatto “B Impact Assessment”, strumento gratuito e pubblico che permette di valutare l’impatto aziendale e di ricevere la certificazione B–Corp attraverso il raggiungimento di determinati (elevati) risultati in merito ad impatto sociale, ambientale e di governace etica.

Negli Usa tale certificazione ha valenza giuridica, al contrario la normativa italiana prevede che le B-Corp siano obbligate a trasformarsi in Società Benefit entro i primi 3 anni dalla certificazione affinché non decada il loro diritto a riacquisire di anno in anno il “bollino”.

Modelli di Business rinnovati per sopravvivere ai cambiamenti e continuare a crescere.

Come suggerivano nel modello del Prisma della Performance gli economisti Neely, Adams e Kennedy già nel 2002, un’azienda per sopravvivere, crescere e prosperare nel tempo non può solamente concentrarsi su una aspettative per poi proporre a ciascuno di loro un’offerta di valore adeguata. Tale modello oggi è reso ancora più attuale dai cambiamenti costanti, nonché dalla globalizzazione e dalla rapida evoluzione tecnologica che si riflette sui mezzi di comunicazione, che ci permettono di diffondere sempre più rapidamente, volendo o meno, pareri, opinioni, recensioni e notizie.

Il vantaggio competitivo che ogni azienda può trarre nasce dalla capacità di adattamento ai cambiamenti, dalla capacità di soddisfare le nuove e differenti esigenze di mercato partendo dalla crescente sensibilità degli stakeholder verso i temi chiave dei giorni nostri: sostenibilità e impatto sociale, economico ed ambientale dell’azienda, a livello territoriale e globale, lavorando sul concetto di “Shared Value” ( creazione di valore condiviso) che Porter e Kramer’s hanno ben spiegato nel 2011.

sostenibilitàLa Società Benefit nasce quindi per creare un benessere diffuso utilizzando il profitto come mezzo chiave.

 

Così, l’impegno di Hidra sb, nell’implementazione di una strategia di sviluppo sostenibile, è rivolto sia ai clienti, con l’offerta di servizi guidata dagli obiettivi di sviluppo sostenibile ( SDG’s) previsti dall’Agenda Onu 2030, sia agli altri Stakeholders (Ambiente, Persone e Comunità Locale) con le azioni di Sostenibilità poste in essere e ben descritte nel nostro sito www.hidrasocietabenefit.it e nel nostro Report di Sostenibilità.

a cura di Francesco Lagonigro, Elia Martignon

Integrated Report

Integrated Report

Che cos’è, quali sono i vantaggi e perché le aziende lo dovrebbero redigere

Quali sono gli asset che creano valore per l’azienda?

Come vengono rendicontati?

Come valutare le azioni di oggi per il miglioramento della performance futura?

E poi, come esprimere gli sforzi e gli investimenti sostenuti per un processo di sviluppo sostenibile?

Il bilancio di esercizio rappresenta lo strumento di rendicontazione ufficialmente riconosciuto e maggiormente utilizzato dalle imprese. Ma è veramente completo per l’analisi e la valutazione delle performance aziendali?

 

Guardando agli investimenti e agli sforzi collegati alle risorse tangibili, il bilancio di esercizio rappresenta una sorta di fotografia. Per la sua struttura, mettendo in luce i risultati  e non le azioni, e quindi focalizzandosi sul risultato nel breve e non sulla strategia, non riesce a far emergere il potenziale di miglioramento delle performance future a seguito degli investimenti fatti.

 

Ma facciamo un ulteriore passaggio. Nella creazione di valore dell’impresa è sempre più evidente il ruolo svolto dalle risorse intangibili. Elementi di natura qualitativa (e non finanziaria), come la fiducia, la fedeltà al brand, l’identità di marca, la reputazione pesano sempre di più nel processo di creazione di valore. E il fatto che non possano essere rendicontati in conto economico e stato patrimoniale costituisce un grande limite del tradizionale report di esercizio. Questi fattori consentono di capire come l’azienda crei valore nel tempo, attraverso la strategia, con un’ottica di medio-lungo termine. Ma allo stesso tempo non trovano corretta esplicazione.

 

Allargando ancor più l’analisi, scopriamo che gli indicatori tradizionali guardano attraverso il punto di vista dell’azionista, lo shareholder. Storicamente l’approccio non era da biasimare, dal momento che l’azionista era il principale detentore del capitale e di rischio. Ora però il focus è cambiato e gli interessi sono bilanciati tra tutti gli stakeholders.

 

Emergono quindi i primi limiti della tradizionale rendicontazione. Ma vi sono altri aspetti dell’evoluzione del fare impresa che hanno portato le aziende a necessitare di nuove soluzioni di rendicontazione.

 

Ci riferiamo alla Responsabilità Sociale dell’Impresa (CSR – Corporate Social Responsibility) e, in un’ottica più allargata, ai processi di sviluppo sostenibile che le aziende sono chiamate a creare. Il ruolo delle aziende si sta infatti ampliando: assieme alla “produzione” (Profit), è necessario pensare al bene sociale delle persone e del pianeta. Profit-People-Planet sono i tre asset strettamente interconnessi tra loro da fissare come fine ultimo dell’attività imprenditoriale, sia nei beni come nei servizi. Detto in altri termini, la strategia deve puntare alla massimizzazione del capitale economico, umano e naturale, attraverso la creazione e redistribuzione del valore.

Le aziende hanno quindi l’esigenza di dimostrare la loro capacità di creare valore nel tempo e non trovano un’adeguata risposta nel bilancio di esercizio. Da qui nasce la necessità di misurare e rendicontare il valore attraverso un nuovo approccio. E conseguentemente si assiste al proliferare di documenti che possano portare alla luce gli asset non finanziari e allo stesso tempo presentare l’intero processo di creazione del valore, per fornire un orientamento verso il miglioramento continuo.

 

Sono quindi nati il bilancio sociale, il bilancio ambientale, il report di sostenibilità. Tanti documenti, ciascuno con la propria validità, ma separati l’uno dall’altro. Se è vero che entrano in rendicontazione i valori intangibili, ancora non esiste un documento che raccolga tutte le informazioni.

 

La risposta a questo problema è stata individuata nel Report Integrato

Andiamolo a scoprire

 

L’Integrated Reporting, o Report Integrato, è una dichiarazione non finanziaria che ha l’obiettivo di descrivere la connessione tra i diversi capitali, sia quelli tangibili che intangibili. Nasce sotto l’ombrello dell’IIRC (International Integrated Reporting Council) per fornire una soluzione ai limiti del tradizionale bilancio di esercizio, ormai insufficiente, e alla confusione generata dall’insorgere di diverse documentazioni non omogenee e non universalmente riconosciute.

 

È uno strumento di reportistica innovativo, che mette in relazione i dati riportati nel bilancio economico, in quello ambientale e nel report di sostenibilità. Tutto in un unico documento, come prevede la Direttiva Europea 2014/95/UE.

A livello di rendicontazione rappresenta una sfida affascinante e un trampolino per nuove ed importanti opportunità, di respiro internazionale.

 

A livello europeo è infatti richiesto uno sforzo da parte delle imprese (per ora quelle di grandi dimensioni) di migliorare la trasparenza delle informazioni di carattere non finanziario, attraverso la corretta comunicazione delle informazioni ambientali e sociali.

 

Sforzo o opportunità?

Ogni processo di cambiamento richiede un iniziale dispendio di energie, che se visto in ottica di miglioramento porta sempre a dei vantaggi.

Vediamone alcuni.

 

Gli asset intangibili entrano in rendicontazione

Si rendono così disponibili in modo chiaro e sancito le informazioni di carattere ambientale, sociale e di governance. Questo consente di effettuare una più completa valutazione della capacità delle imprese di creare valore nel lungo termine.

 

Gli aspetti finanziari e non finanziari sono in un solo documento

Riesce a dare una rappresentazione integrata dell’intero processo di creazione di valore dell’azienda, unendo gli sforzi di oggi per la strategia di medio-lungo termine.

 

Il documento viene redatto pensando a tutti gli stakeholders

Non ci si rivolge più soltanto agli azionisti, ma a tutti gli attori coinvolti con l’azienda: fornitori, dipendenti, collaboratori, clienti,…

 

Crea collaborazione e coesione tra tutti i reparti aziendali

Il documento è il risultato di un lavoro integrato, che prevede la collaborazione tra tutte le funzioni: strategia, operatività, controllo, reporting, marketing. Inoltre accresce la consapevolezza dell’impatto che le singole decisioni di un reparto possono avere sugli altri.

 

Allarga i confini di collaborazione

Partendo da una visione totale dell’azienda, prevede non solo l’interconnessione tra i reparti, ma anche tra esterno ed interno, allargando così le relazioni professionali tra tutti i portatori di valori.

 

Sintesi

Essendo stilato con il principio della materialità, vengono inserite solo le variabili che sono veramente in grado di generare valore nel breve, medio e lungo periodo.

 

I rischi fanno meno paura

Nel raggiungimento degli obiettivi, riuscire a prevedere i rischi permette di evitarli, dove possibile, e di attuare un piano preventivo di correzione nel caso in cui si presentino. Inoltre consente di definire in modo chiaro ruoli e responsabilità.

 

Sostenibilità e 3P

Gli sforzi e gli investimenti effettuati per i processi di sviluppo sostenibile sono rendicontati. Emerge quindi la strategia verso l’equilibrio Profit-People-Planet.

 

Focus sulla strategia e sul futuro

Nel report si parla di strategia, ma soprattutto di come la strategia sia in grado di generare valore attraverso l’utilizzo dei capitali

 

Trasparenza

Il report integrato fornisce in modo chiaro ed immediato un’istantanea di tutti gli aspetti che caratterizzano la realtà aziendale: l’identità, la storia, la mission, i valori, la strategia, la gestione dei rischi, il modello di business. La sua pubblicazione, soprattutto in presenza di assurance di terza parte, consente all’impresa di garantire la veridicità delle proprie affermazioni in ambito ESG, proteggendo se stessa ed i propri Stakeholders dal rischio di Green Washing.

Perché è importante pubblicare il Report Integrato?

 

Da Direttiva Europea, rappresenta un obbligo per tutte le aziende di grandi dimensioni. Per le PMI è invece una grande opportunità, non solo per gli stakeholders, ma anche per l’azienda stessa.

 

La redazione del bilancio integrato rappresenta infatti la fine di un articolato processo che richiede un’analisi interna dell’organizzazione e delle risorse, una definizione degli obiettivi e il monitoraggio continuo. Questo permette di valutare attentamente i rischi e di migliorare notevolmente la capacità decisionale.

 

Solo con la reale volontà di abbracciare il processo di innovazione manageriale, su cui il Report Integrato si basa, si potrà beneficiare dei numerosi vantaggi che esso porta.

 

Sforzo o opportunità?

E’ sempre una questione di scelta e di coraggio

 

La redazione di un Report Integrato è infatti un percorso graduale e progressivo che deriva da una scelta di cambiamento radicale dell’organizzazione. E ad essere coinvolti non sono solo gli adempimenti legati alla rendicontazione. Per redigere un Report Integrato è indispensabile iniziare a ragionare sull’intero modo di concepire le proprie attività. In altri termini, si origina un nuovo Modello di Business e per questo, una volta compiuto il passo, non si può tornare indietro. Dal momento che si agisce a livello di pianificazione strategica, sarà naturale conseguenza estendere il processo anche al Business Plan pluriennale.

 

E a questo tema dedicheremo il tempo necessario nei prossimi approfondimenti.

Gratitudine: Oscar di Montigny a Pordenonelegge con Hidra SB

Gratitudine: Oscar di Montigny a Pordenonelegge con Hidra SB

La rivoluzione necessaria

“La vita ci viene donata, non ci era dovuta: a noi il compito di darle un orientamento riempiendola di senso. E allo stesso modo, in un’epoca minata da incertezza, complessità e ambiguità, l’Umanità intera deve trovare una direzione (…) Dobbiamo ripensare l’economia e l’intera società, ri-animandole, mettendo al centro Noi, le persone, gli esseri umani, e l’ambiente in cui viviamo.” 

Con queste parole Oscar Di Montigny ha esordito e catturato l’attenzione di tutti durante la presentazione del suo ultimo libro “Gratitudine. La rivoluzione necessaria” in occasione di Pordenonelegge 2020, evento voluto e sostenuto da HIDRA SB.

gratitudine: di montigny autografa il libro ad ATENALUX

Costruire nuovi modelli sociali rivoluzionari

Di Montigny ha sottolineato più volte come il dono della vita non ci sia dovuto, è un DONO e proprio per questo tutti dovremmo vivere con il sentimento della gratitudine nel cuore. Provarla noi stessi e suscitarla negli altri: sarà questa la via per costruire nuovi modelli sociali rivoluzionari.

 

La nostra economia basata su modelli lineari “più produci più vendi” non funziona più. Lo sconvolgimento sociale e ambientale rendono questo modello di crescita insostenibile. Per essere sostenibile, lo sviluppo dovrebbe “soddisfare i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità per quelle future di soddisfare i propri” (Commissione Brundtland, 1987).

Ciò significa garantire una crescita che abbia ritmi compatibili con la conservazione dell’ecosistema, costruire quindi un nuovo sistema di produzione e di consumo in grado di coniugare riduzione dell’inquinamento, riutilizzo dei rifiuti e un consumo più efficiente delle risorse oltre che una maggiore responsabilità sociale delle imprese (CSR).

di montigny pordenonelegge HIDRA SB

“…Abbiamo bisogno di innovatori consapevoli: veri e propri generatori di gratitudine(..)”. Le aziende rispetto ai governi si mostrano più aperte all’innovazione, più agili e ricettive. Sono spinte dalla concorrenza di mercato che le porta ad avere un approccio dinamico, alla ricerca di nuove strategie per conquistare il mercato. Mercato che, oggi più che mai, spinge verso la direzione della sostenibilità sociale ed ambientale. Per questo l’Impresa e le Persone che la compongono devono essere testimoni diretti di Gratitudine, in modo da riuscire a generarla negli altri e comunicare questo messaggio alle generazioni future.

Un percorso che HIDRA ha già intrapreso, insieme a partner come Nord Pas 14000 e Oesse che hanno compartecipato al percorso sulla sostenibilità di PordenoneLegge 2020.  Puoi approfondire il tema nella sezione https://hidrasocietabenefit.it/servizi-di-valore/

Sabrina Brescacin, Responsabile Sviluppo delle strategie di sostenibilità e Bilancio di rendicontazione non finanziaria HIDRA SB

 

SOSTENIBILITÀ NELLE PMI: CONFINDUSTRIA FORNISCE L’ASSIST

SOSTENIBILITÀ NELLE PMI: CONFINDUSTRIA FORNISCE L’ASSIST

La sostenibilità in azienda: fattore sempre più strategico

L’intensa discussione sui temi della sostenibilità dopo una forzata pausa dovuta alla pandemia da Covid19, ha ripreso prepotentemente la scena. Soprattutto nel mondo della finanza, nel quale le banche cominciano a guardare alle imprese in modo diverso, investendo in quelle realtà che tengono conto anche di obiettivi ambientali, sociali e di governante (ESG), oltre a quelli tipici finanziari. Il più grande fondo di investimento globale Blackrock ha recentemente bocciato in assemblea le aziende che stanno compiendo insufficienti progressi per ridurre il rischio climatico. Il gruppo infatti ha annunciato ancora all’inizio del 2020 che la sostenibilità sarebbe entrata come nuovo standard di misurazione per la scelta di investimenti.

La strategia 3P e le PMI

Il piano industriale di ogni singola azienda dovrà quindi includere nella propria strategia di creazione di valore anche indicatori propri di sostenibilità che le consentano di garantire una maggior continuità aziendale. Gli stessi istituti di credito sono tenuti a redigere i bilanci di sostenibilità (Dichiarazione non Finanziaria Dlgs 254/2016) utilizzando indicatori di performance economici, sociali e ambientali. Pertanto la naturale conseguenza sarà valutare la remunerabilità delle imprese attraverso questi indicatori che, monitorati, ridurranno l’impatto negativo dell’impresa. Occorre quindi una nuova visione e una nuova strategia di impresa, in grado di mitigare il rischio aggiungendo qualche fattore di certezza in più. Il successo delle PMI si fonda molto spesso sulla gestione famigliare e sulla creazione di forti rapporti interpersonali in azienda, con un’attenzione estrema alle persone e a tutti gli stakeholder che le circondano, a stretto contatto con il territorio in cui hanno fondato le loro radici. Questi elementi rappresentano una solida base per intraprendere strategie di sostenibilità, molto spesso ancora inconsapevoli e legate alla redditività economico finanziaria. Ciò è dimostrato dal fatto che tra il 2015 e il 2019 una PMI su tre ha intrapreso investimenti green.

La griglia degli indicatori semplificati di Confindustria

Confindustria è la prima associazione di categoria a proporre le proprie linee guida per la rendicontazione non economico finanziaria presentata a Bruxelles. Anche per Confindustria infatti il tema della Corporate Social Responsibility si eleva a fattore di politica industriale, in quanto leva di competitività per le imprese. Come nel caso del bilancio civilistico, anche per la rendicontazione non finanziaria si propongono una serie di indici e principi che permettono la redazione di tale prospetto in modo chiaro e comparabile.

pilastri ESG

Presentazione Dott.ssa Rossana Revello e Prof. Andrea Venturelli, Gruppo Tecnico Linee Guida Confindustria

Confindustria stila in particolare 58 indicatori raggruppati su 3 aree destinati alle PMI:

·      Business&Governance

·      Sociale

·      Ambientale

Scarica la sintesi dei 58 punti al link LINEE GUIDA

Queste linee guida sono basate sui GRI Standards, lo standard di rendicontazione della sostenibilità più diffuso a livello internazionale per la rendicontazione sociale, economica e ambientale. La strada è avviata verso un’obbligatorietà diretta o indiretta, per rimanere o entrare in nuove catene di fornitura, dalle multinazionali alla pubblica amministrazione.

Confindustria ha fornito l’assist, ora tocca alle imprese mettere in rete il pallone e passare in vantaggio, prima di trovarsi a rincorrere il pareggio.

Sostenibilità e supply chain

Sostenibilità e supply chain

In crescita l’esigenza di una supply chain sostenibile

L’ultimo report di CDP, organizzazione fra le più autorevoli a occuparsi di trasparenza e divulgazione di dati ambientali a livello corporate, ha rivelato una crescita del 24% nelle imprese che richiedono ai propri fornitori informazioni dettagliate e misurabili sulle loro prestazioni ambientali.

La ricerca, che si estende su scala globale e ha coinvolto oltre 1500 fornitori di diversi settori e dimensioni, traccia uno scenario che conferma e rafforza un trend già esistente, ovvero l’importanza sempre più rilevante della capacità di un fornitore di condividere dati legati alla sostenibilità.

Pur variando inevitabilmente in base al settore di appartenenza, le informazioni più richieste dalle aziende riguardano impatti, rischi e strategie dei fornitori sul cambiamento climatico, sottoforma di carbon footprint e Life Cycle Assessment, ma risultano in crescita anche le analisi di impatto su risorse idriche e deforestazione.

Come rilevato da CDP, questi dati rappresentano un parametro sempre più impattante sulle decisioni legate alla supply chain e sullo sviluppo e consolidamento delle relazioni con i fornitori da parte delle aziende acquisitrici.

Secondo Dexter Galvin, direttore globale CDP per la supply chain: “Con emissioni della supply chain in media 5,5 volte superiori alle emissioni dirette di un’azienda, la dinamica acquirente-fornitore determinerà se la nostra economia potrà raggiungere il net-zero entro il 2050″, obbiettivo principale delle nuove policy europee in materia di sostenibilità.

Non si tratta dunque solo di rimanere competitivi

Conoscere e comprendere la sostenibilità significa poter anticipare i cambiamenti normativi e politici, identificare e affrontare i rischi legati alla rapida evoluzione del mercato e trarre vantaggio da nuove opportunità.

In linea con le strategie in materia di sostenibilità già messe in atto dai grandi player e con le politiche dell’Unione Europea (ulteriormente rafforzate dal recente European Green Deal), le aziende fornitrici non possono più rimandare strategie ecologiche e di contenimento dell’impatto ambientale che siano credibili e misurabili.

Autore:  Dott. Matteo Cossutta, Specialista Carbon footprinting, life cycle assessment & circular economy 

 

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L’antifragilità: una competenza da sviluppare

L’antifragilità: una competenza da sviluppare

L’antifragilità è una competenza che oggi più che mai va coltivata e sviluppata

Di antifragilità si sente parlare ancora poco. Quando parliamo di modelli organizzativi, le parole che da sempre siamo abituati ad utilizzare sono “robusto” o “fragile”, da qualche anno avvicinate alla stra-abusata definizione di resilienza.

Ma esattamente che cosa significa essere un’organizzazione robusta o fragile o resiliente?

Sicuramente il momento che stiamo vivendo sta mettendo a dura prova il nostro sistema industriale e produttivo, e forse oggi per la prima volta ci troviamo seriamente costretti a dover rivedere in maniera strutturata tutte queste terminologie. 

Se ripenso al tessuto imprenditoriale e a quello che è stato il percorso dal 2008 ad oggi, credo che sia abbastanza chiaro il concetto di fragilità, e risiede in tutte quelle aziende, che, deboli dal punto di vista finanziario e soprattutto strategico, non sono riuscite a sostenere tutti i contraccolpi e le richieste sempre maggiori di flessibilità a cui il mondo globalizzato sempre di più c’ha sottoposto.

Quando pensiamo al concetto di fragilità, il primo esempio che ci viene in mente è quello del bicchiere di cristallo, bellissimo e unico,  ma estremamente delicato che, a volte, solo asciugandolo, si spezza. 

Pensando invece al concetto di “robusto” lo ritroviamo in quelle aziende che, al contrario, sono riuscite ad affrontare questo decennio abbondante grazie a basi solide e appunto robuste.

Il concetto di robusto può essere ritrovato ad esempio nella  trave del tetto di casa mia, forte e solida, sostiene un gran peso e resiste a sollecitazioni esterne; ma sono veramente sicura che nessun evento potrà abbatterla?

Ecco allora che il Covid-19 ci sta dimostrando che robusto e fragile non sono due concetti alla fine così contrapposti perché un qualcosa di robusto può diventare anche fragile, dipende dallo stress al quale è sottoposto. 

E quindi non è così scontato che le aziende forti finanziariamente, molto organizzate internamente e strutturate nei propri processi siano quelle che stanno traendo beneficio, piuttosto che minor perdita dal momento che stiamo vivendo.

Qualsiasi organizzazione, grande o piccola che sia, è di fatto fragile quando non è in grado di supportare le sollecitazioni esterne che la possono colpire e che sono di 4 diverse tipologie: sociale, economico, culturale e legislativo.

Tutti i teorici stanno dicendo che terminata la pandemia dovremo in maniera resiliente adattarci a tutte le conseguenze che questa lascerà e capire come affrontare il cambiamento che già appare chiaro e che colpirà tutte e 4 le sfere precedentemente elencate.

Stiamo affrontando una vera e propria crisi globale e dire che dietro ogni crisi è nascosta un’opportunità mi sembra un pò troppo semplicistico: provate voi parlare a qualsiasi imprenditore, manager, impiegato, operaio, insegnante o educatore, e dirgli: “Su, stai tranquillo, vedrai che chiusa una porta si aprirà un portone!”. Io non lo biasimerei se la sua reazione fosse quella di chiudervi il telefono in faccia (anche perché siamo in quarantena e la porta non può).

La parola crisi significa “scelta” e dietro ogni scelta vi è sicuramente una possibile opportunità di miglioramento ma è anche certo che vi può essere un pericolo: d’altra parte il vecchio proverbio dei nostri nonni “Chi lascia la strada vecchia per quella nuova, sa quel che lascia ma non quel che trova” ha accompagnato le nostre infanzia facendo crescere in noi tutta una serie di resistenze al cambiamento che poi unite ad uno dei nostri obiettivi primari (la sopravvivenza) fan si che di fronte ad eventi nuovi ed incontrollabili, la nostra prima reazione sia quella della paura.

Quindi per prima cosa rassicuriamoci su questo! Se le prime mattine abbiamo cercato invano la tutina del supereroe che ci porta fuori da questo disastro, se siamo quindi passati alla ricerca su Google di qualche pozione magica per poi limitarci a capire chi ci può portare a casa la spesa, non preoccupatevi, la reazione è naturale.

Certo questo non ci giustifica nel continuare a passare le giornate sul divano in compagnia dell’amico Netflix, anzi.

Dobbiamo sfruttare questo tempo per lavorare su una competenza che da oggi è fondamentale: l’antifragilità!

E giustamente qualcuno mi può chiedere: ma la resilienza non va più di moda?

In realtà essere resilienti significa lavorare sulla nostra elasticità, sul “mi piego ma non mi spezzo” mentre l’antifragilità è il passetto in più, perché mentre sviluppando la resilienza una volta superato il temporale l’organizzazione torna uguale a com’era prima del fatto, con l’antifragilità non solo non vengo danneggiato dalle perturbazioni e dallo stress ma addirittura miglioro, ovvero compio quello che Taleb definisce come “la capacità di prosperare nel disordine”.

Quello che attualmente stiamo facendo è la risposta robusta ad un forte stress: in qualche modo stiamo reagendo e andiamo avanti. Ma un oggetto robusto (e resiliente) per definizione torna al suo stato iniziale una volta terminata la sollecitazione esterna.

È evidente invece che essere Smart significa invertire totalmente il paradigma, passando da un concetto di ore lavorate ad uno di risultati prodotti e questo è un percorso lungo, dove più funzioni aziendali sono coinvolte nella costruzione di un nuovo modello di Business.

L’antifragilità delle nostre aziende la valuteremo qui, quando tra un anno vedremo quante hanno sfruttato questa “prova” per cambiare il loro modo di lavorare, introducendo magari il vero Smart Working.

 

Infatti per l’antifragilità occorre andare a lavorare di anticipo, perché tanto più io imparo a sviluppare un pensiero critico, una capacità di lettura del contesto, tanto più riesco a lavorare coi miei collaboratori passando da una modalità di controllo ad una di delega, sostenendo un approccio collaborativo e di dialogo aperto, entrando nell’ottica di un pensiero volto al miglioramento continuo che altro non è che la vera chiave dell’antifragilità.

Vi voglio portare un esempio reale di come lo stesso servizio può essere effettuato con due approcci completamente diversi.

In questo periodo di quarantena, come immagino la maggior parte di voi, ho cercato di individuare nel mio territorio delle strutture che potessero portarmi i beni di prima necessità a casa.

L’antifragilità è apparsa in maniera evidente parlando con Antonella e Giulia, due imprenditrici che gestiscono due differenti imprese agricole: entrambe oggi effettuano la consegna a domicilio ma con due modalità completamente diverse:

  • Antonella, appena scoppiata l’emergenza, ha mandato una comunicazione tramite tutti i suoi canali social per avvisare come si sarebbe sviluppato il nuovo servizio di consegna a domicilio: il lunedì avrebbe pubblicato l’elenco degli alimenti disponibili, gli ordini si sarebbero fatti online, al termine dell’ordine ti arriva la conferma con l’importo totale e le giornate di consegna sono definite per zone. Servizio che da ormai un mese funziona perfettamente
  • Giulia, appena scoppiata l’emergenza, pubblica su Facebook un elenco dei prodotti disponibili (senza però il relativo prezzo) e le settimane successive aggiorna le disponibilità in giorni non definiti. Una volta inviato l’ordine comunica la giornata di consegna e purtroppo per due settimane, causa troppo carico di lavoro inaspettato, non riesce a consegnare nelle giornate prestabilite e, cosa più grave, non comunica il ritardo. Alla terza settimana, una volta inviato l’ordine, mi comunica che se voglio, essendo loro del mio comune di residenza, sarei potuta andare direttamente a ritirare di persona l’ordine una volta che lei mi avesse comunicato essere pronto.

Le differenze nei due approcci sono notevoli ma, poiché da sempre sono incuriosita da questo famoso Capitale Umano, ho iniziato a farmi qualche domanda perché da una parte il caos di Giulia nell’evadere gli ordini mi sembrava abbastanza scontato rispetto alla tipologia di impresa e all’emergenza che ovviamente non era prevedibile. Ciò che mi stupiva era Antonella (anche se conoscendo il suo approccio imprenditoriale non poi così tanto) e quindi parlando con lei le sue parole sono state: “Sai, questa crisi per noi è stata una grandissima opportunità ma non ti nascondo che da qualche mese stavamo cercando di capire come sopravvivere contro il colosso della GDO e quindi abbiamo iniziato ad osservare cosa succedeva in giro, di cosa avevano bisogno i nostri clienti, e come stava cambiando il mondo con lo svilupparsi di piccole aziende che fanno degli abbonamenti dove settimanalmente ti arriva a casa il menù che decidi. Avevamo quindi iniziato a pensare ad un servizio a domicilio; certo ora siamo partiti di corsa ma sempre di corsa ci stiamo testando per poi potervi fornire un servizio eccellente che continuerà a domicilio anche quando tutto sarà finito”.

 

Questo è il senso dell’antifragilità: osservare il contesto, comprendere le necessità latenti, sviluppare delle modalità nuove di comunicazione dove il digitale va a braccetto con l’analogico, porsi sempre delle domande mettendosi in discussione, allenarsi nel gestire il proprio stress, sviluppare la propria creatività che ci aiuterà quando, qualora ci trovassimo ad affrontare una nuova e diversa tempesta, questa non ci coglierà impreparati bensì consapevoli che dal caos non solo ci rialzeremo, ma ci rialzeremo migliori di prima perché, come disse Bukowsky “Ben venga il caos, perché l’ordine non ha funzionato”.

 

Monica Bortoli, Consulente e Formatrice, esperta nello Sviluppo Risorse Umane HIDRA SB

 

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Mission aziendale e Valori ai tempi del covid-19: si cambia musica

Mission aziendale e Valori ai tempi del covid-19: si cambia musica

Mission aziendale e Valori delle aziende cambieranno 

La gestione dell’emergenza Covid-19 darà sicuramente tempo a tutti gli imprenditori  (visionari, illuminati, pionieri o meno) di riflettere sulle strategie a lungo termine, oltre a gestire ed approfondire operativamente tutti gli strumenti di breve per consentire alla propria azienda di continuare a restare un player nel proprio mercato di riferimento.

O almeno così mi auguro iniziando un vero processo top-down che possa definire i Valori partendo dalla Vision e dalla Mission aziendale, superando l’attuale processo bottom-up con cui vengono in realtà elaborati i medesimi.                                                                      Suvvia… chi non ha nei propri valori aziendali dei concetti avanguardisti  tipo “la qualità produttiva”, ”la disponibilità a soddisfare i propri clienti”, ”l’innovazione” e”il miglioramento continuo” ?

Questi ormai sono fattori basilari, è scontato che ci siano, non possono essere più i veri Valori aziendali coi quali si persegue la Mission.

Significato di Mission

La Mission aziendale è la dichiarazione d’intenti di un’organizzazione o un’impresa, ovvero il suo fine ultimo, ciò che la distingue dai competitor e le consente di raggiungere i risultati prefissati. Definire correttamente la vision e la mission aziendale è il primo passo verso una strategia coerente e duratura, che definisca gli obiettivi connessi ai valori e alle aspirazioni più profonde oltre che ai risultati di un’organizzazione.

E’ venuto il tempo di essere meno timidi e OSARE un po’ di più, di cambiare musica

Sempre senza dimenticare che i Valori vanno poi portati avanti giornalmente per non perdere la credibilità verso i propri stakeholder. Qualunque sia la vostra Mission, questa deve ormai chiaramente essere sempre più affiancata dalla Company Social Responsibility (CSR), che va intesa in duplice direzione:  verso il proprio TERRITORIO e verso i propri DIPENDENTI, che poi altro non sono se non parte fondamentale del Territorio.

La Responsabilità verso il proprio Territorio si badi bene non intesa solo con riguardo ad aspetti come Ecologia, Sostenibilità, etc… ma anche come Promozione del  Territorio, al fine di migliorarlo, farlo crescere per qualità della vita, potenziale di sviluppo, richiamo come bacino d’utenza di possibili futuri impiegati da assumere.Alcune aziende hanno già creato reti di impresa di formazione gratuita per assicurarsi un potenziale futuro di giovani già parzialmente formati  al quale accedere per eventuali assunzioni nel momento in cui dovesse essercene l’esigenza. Altre supportano i Comuni  nello svolgimento di attività o nella creazione di infrastrutture che favoriranno più o meno direttamente anche l’azienda stessa.

La Responsabilità verso i Dipendenti, beh, ho appreso con gioia l’iniziativa di una importante e nota azienda locale, che ha sottoscritto una polizza assicurativa a copertura dei rischi da contagio da Coronavirus.C’è chi ha capito che le aziende sono delle vere e proprie famiglie e non la fanno rimanere solo una frase! Le Aziende devono sentirsi molto più responsabili verso i propri collaboratori, ma ancora prima verso se stesse: quando si assume un nuovo dipendente, visto che gli si pagano stipendio,  ferie, eventuali malattie, contributi pensionistici, etc…beh…sceglieteli bene ma poi CREDETECI.

Se credete di avere le risorse giuste, bene, siete a buon punto e allora MOTIVATELE, fatele divertire, non fate in modo che guardino l’orologio di continuo aspettando con gioia di spegnere il pc, fate si che si fidino dell’azienda come di un familiare, siate flessibili, andate finalmente oltre quel cartellino da timbrare 4 volte al giorno per verificare che abbiano lavorato 8 ore, finitela di imporre straordinari non pagati o sabato mattina al lavoro (a fare poi solo presenza).

Non è più bravo chi sta più tempo in ufficio, è più bravo chi raggiunge prima gli obiettivi assegnati.

E ricordatevi che come si condividono i tempi bui, chiedendo sacrifici, allo stesso modo si devono condividere anche i tempi di successo aziendale. Credetemi, la gente motivata, che si riconosce nei valori aziendali, avrà sulla fronte marchiato il nome dell’azienda, farà il tifo fino alla morte per l’azienda e non passerà mai alla squadra avversaria, fategli capire che state combattendo assieme per una idea vincente e perché siete i MIGLIORI. La vostra azienda sia una sfida e una famiglia allo stesso tempo, e non solo sulla carta.

 

Io porto ancora sulla fronte la scritta Indesit ma, certo, questa è un’altra storia. E’ la storia di un uomo, il Dott.Vittorio Merloni, un Presidente, un illuminato, un comandante che riusciva a farti alzare la mattina con la voglia di andare in ufficio perché avevi da lottare e dimostrare che non eravamo da meno rispetto ai grandi marchi  e sempre con la responsabilità chiara che dalle nostre decisioni dipendevano anche operai, fornitori, e forse un’ intera cittadina.

Un Presidente che poi anche a te, che non contavi nulla, non dimenticava mai di far sentire il suo personale riconoscimento.

Luca Altobelli, Business Development Consultant HIDRA SB

 

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IMPRESA ABILE: un nuovo modello di business e strategia 3P

IMPRESA ABILE: un nuovo modello di business e strategia 3P

Questo è il tema che ha unito in una giornata di formazione i team Hidra sb  e Nordpas 14000, Imprese legate dall’ obiettivo comune di creare valore per i propri Clienti accompagnandoli in percorsi di innovazione strategica mossi da principi di sostenibilità (Profit, People, Planet) , integrando le proprie competenze e conoscenze tecniche ed i propri strumenti operativi al servizio delle Imprese. 

La collaborazione tra le due imprese nasce dalla consapevolezza che i processi di innovazione strategica dei modelli di business , impongono di dover entrare in relazione con i propri stakeholder e trovare soluzione a bisogni organizzativi, sociali e ambientali da misurare e comunicare nel modo adeguato.

L’IMPRESA ABILE DIVENTA ABILITANTE ALLO SVILUPPO DELLA STRATEGIA 3P PROFIT, PEOPLE, PLANET

Il futuro sostenibile è possibile, ma solo come progetto comune, intendendo la sostenibilità in un’accezione sistemica che coinvolge direttamente lo sviluppo ambientale, sociale ed economico, quella che viene anche detta Strategia 3p Profit, People, Planet.

L’impresa abile, diventa abilitante della sostenibilità che pone al centro la persona e il suo benessere per la buona performance dell’organizzazione, con la consapevolezza dell’importanza che fare rete tra imprese, istituzioni e società civile va oltre le finalità e i ruoli di ognuno.

impresa abile

L’Innovazione non è soltanto quella tecnologica, quella digitale  o la conquista della tecnica. Essa dovrebbe partire dal desiderio di innovare prima di tutto noi stessi, animati dal desiderio sincero e forte di servire l’uomo, producendo qualcosa di buono e di bello. Tale sentimento è mosso dall’Etica e dalla consapevolezza di essere parte di un insieme, chiedendosi costantemente come migliorarlo.

Quando il sentimento di miglioramento è limitato a se stessi, la capacità innovativa risulta minore.

“Definiamo innovazione sociale le nuove idee (prodotti, servizi e modelli di business) che soddisfano dei bisogni sociali in modo più efficace delle alternative esistenti, e che allo stesso tempo creano nuove relazioni e nuove collaborazioni. In altri termini si tratta di innovazioni che sono buone per la società e che accrescono le possibilità di azione per la società stessa.” (R. Murray, J. Caulier Grice e G. Mulgan)

L’adozione di principi di sostenibilità nel governo d’impresa e la conseguente rendicontazione annuale
delle performance, nei Bilanci di Sostenibilità, rappresentano un elemento distintivo delle aziende che
compiono tale scelta. Esse intraprendono un percorso virtuoso in continuo divenire formalizzando i
valori di riferimento (codice etico e carta valori), politiche e strumenti di gestione (sistemi di gestione
certificati, politiche ambientali), misurazione delle performance 3P Profit, People, Planet. Tutto ciò è
possibile ed efficacemente realizzabile attraverso l’ascolto degli stakeholder e la corretta identificazione delle tematiche materiali che legano e connettono l’Impresa con l’Ambiente e la Società.

Parlare quindi di Responsabilità sociale d’impresa come l’integrazione volontaria di preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle operazioni commerciali non basta più. Un’impresa diventa sostenibile quando integra le implicazioni di natura etica negli obiettivi economici, sociali e ambientali, che interdipendenti tra loro contribuiscono a soddisfare le aspettative più ampie della società.

Sabrina Brescacin, Specialista Sostenibilità Ambientale e Responsabilità Sociale di Impresa

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HIDRALAB_SOSTENIBILITA’ IN AZIONE casi pratici di eccellenza logistica

HIDRALAB_SOSTENIBILITA’ IN AZIONE casi pratici di eccellenza logistica

Nasce HIDRALAB: il laboratorio della Sostenibilità  13.02.2020 ore 17.00

HidraLab è un luogo fisico e virtuale dove creare contaminazione di esperienze e dare spazio all’Innovazione Strategica Sostenibile.

Ciò che viene chiesto alle aziende  non è solo “fare meglio”, cioè più efficacemente ed efficientemente,  ma “fare cose diverse” e “farle in modo diverso”, con lo sguardo sempre rivolto ai bisogni del cliente finale, delle persone coinvolte in tutto il processo produttivo e dell’ambiente che ci circonda. Oggi è necessario porre attenzione a tutti gli Stakeholder. 

Significa ritrovare le origini dell’eccellenza industriale italiana, nata nel dopoguerra negli anni 50, basata sul gusto del bello e del fatto bene …  Significa mettere a frutto nella vita d’impresa di tutti i giorni i valori civili, culturali e artigianali che hanno fatto crescere nel mondo il Made in Italy ed il Nord Est, da sempre locomotiva industriale italiana. 

La vera missione è promuovere e supportare l’imprenditoria basata sui valori che hanno fatto crescere il Nord est adottando  ogni nuova opportunità fornita dalle tecnologie 4.0, dalle conoscenze delle persone, dal network e dalle relazioni. 

Oggi in Hidra nasce il concetto di Impresa Abile sotto il cappello della strategia 3P

Colei che crea valore per i clienti e per la società, che è alla ricerca di valore, ma oggi con un obiettivo nuovo: non solo per dividerlo, bensì per moltiplicarlo. Un’impresa che crede che il tutto sia maggiore della somma dei suoi singoli, sempre attenta alla visione d’insieme e agli impatti delle sue azioni,  inserita così in un circolo virtuoso di creazione di valore (shared Value).

L’impresa Abile è un mezzo per raggiungere un fine: lo sviluppo sostenibile


Impresa Abile …. ovvero l’impresa che attraverso i suoi valori, competenze, relazioni, persone, capacità di flessibilità, innovazione, creatività diventa un mezzo per abilitare lo sviluppo sostenibile.

L’impresa Abile deve rendere il proprio modello di business antifragile. L’antifragilità è l’evoluzione del concetto di resilienza, ed  è una caratteristica che tutte le imprese dovrebbero adottare. Essere antifragili significa non solo “piegarsi e non spezzarsi”,  sopportando il caos in attesa di tempi migliori.

Essere antifragili vuol dire essere in grado di trarre un miglioramento dallo stress dato dagli agenti esterni 

Un’impresa antifragile  incorpora opzioni strategiche che permettono di amplificare gli impatti positivi, limitando quelli negativi, derivanti da discontinuità sempre più frequenti quanto meno prevedibili. Se sottoposta a uno shock un’impresa fragile (così come un sistema di imprese) si danneggia, una robusta resiste, una antifragile migliora. 

Il compito di HIDRA è quello di accompagnare e stimolare il percorso di trasformazione  dell’impresa da “poco utile” ovvero focalizzata solo su stessa e sul profitto che non troverà più, ad “abile” ovvero aperta e protesa verso uno sviluppo sostenibile.

Il primo HidraLab GIOVEDI 13/02/2020 ore 17.00 presso il Polo Tecnologico di Pordenone.

SOSTENIBILITA’ IN AZIONE: casi pratici di eccellenza logistica

Parleremo di casi pratici e metodologie operative per efficientare i costi della logistica, massimizzando il livello di servizio al cliente. Un aiuto concreto a diventare un’ IMPRESA ABILE.

SCARICA IL PROGRAMMA: hidralab1 (programma)

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Innovazione e Sostenibilità: la creazione di valore passa per le Persone.

Innovazione e Sostenibilità: la creazione di valore passa per le Persone.

Il futuro non è più quello di una volta.

Così sosteneva il poeta e filosofo Paul Valery nei primi del 900. E come non essere d’accordo, basta fermarsi ad analizzare come sono cambiate le abitudini di acquisto dei consumatori dagli anni 80 ad oggi per capire che le logiche di pianificazione e di gestione delle aziende devono continuamente evolversi per rimanere al passo coi tempi e con le diverse richieste provenienti dal mercato.

Dall’attenzione alla qualità di prodotti realizzati in larga scala degli anni 80 si è arrivati all’ ecostenibilità di prodotti customizzati, ovvero realizzati su specifiche richieste del consumatore nel rispetto di più variabili: le funzionalità di uso, la rispondenza al gusto ed alle specifiche di stile e design dell’utilizzatore, il rispetto e l’ottimizzazione delle risorse ambientali.

Ma quante aziende hanno realmente percepito il radicale cambiamento di rotta in corso?

Quanti sono in grado di leggere i segnali provenienti dall’ambiente ( non solo ecosistema naturale) che stanno chiedendo a voce sempre più alta un radicale cambiamento delle logiche di governo dell’economia e, conseguentemente di gestione aziendale, a prescindere dalla dimensione e dalla localizzazione geografica dell’impresa?

Si parla di innovazione e digitalizzazione dei processi pensando che un “super computer” possa risolvere problemi organizzativi e produttivi che nessuno è stato in grado di risolvere negli anni.

Si parla di sostenibilità pensando che basti fare la raccolta dei rifiuti differenziata (dove si fa) o acquistare un’auto ibrida per salvare il pianeta.

Ovviamente tutto ciò è necessario ma non è sufficiente.

Il vero pilastro  dell’innovazione e della sostenibilità sono le PERSONE.

 

Senza le persone non ci sarebbero le idee innovative, agevolate e rese più efficienti dalla disponibilità di informazioni elaborate da “super computer” e realizzate da macchinari sempre “più connessi alla rete”.

Senza le persone, senza la loro intelligenza e senso di responsabilità non ci sarà più il pianeta tra qualche decina d’anni.

Oggi un’azienda che vuole continuare ad essere protagonista nel proprio mercato ha una sola via, quella dello Sviluppo Sostenibile, ovvero una strategia di sviluppo che focalizza l’attenzione e massimizza tre variabili contemporaneamente: le Persone e la società, il Pianeta, e così facendo realizza un PROFITTO di lungo termine. Questa è la base di quella che viene chiamata Strategia delle 3 P Profit, People, Planet, un modello di sviluppo che soddisfacendo le esigenze delle persone che vivono in una società a contatto con le risorse ambientali, genera valore duraturo  per se stessa e per la comunità.

“Una società sana ha bisogno di imprese di successo poiché nessun programma sociale può competere con l’operato del business quando si tratta di creare lavoro, salute e innovazione che migliori gli standard di vita e le condizioni sociali nel tempo”

M.Porter 2011

Questo modello di sviluppo, che mette assieme Innovazione e Sostenibilità, sta sempre più prendendo piede anche sulla scia dei movimenti ambientalistici mondiali. Le statistiche danno ragione alla teoria di Porter, fonti Istat 2019 riportano che le aziende che investono in strategie di sviluppo sostenibile crescono mediamente del 15% all’anno, così come ricerche di Fondazione Nord est riportano che le nuove generazioni di consumatori sono disposte a pagare di più, prodotti e servizi a basso impatto ambientale ed alto contenuto di sostenibilità.

Hidra società benefit, attua programmi di efficientamento dei processi aziendali (sia produttivi che di ufficio) e iniziative di supporto alla ri-progettazione della propria strategia di prodotto e di comunicazione ispirandosi ai principi della Sviluppo Sostenibile delle 3 P.

Ci piace sottolineare la capacità di accompagnare le Aziende sul “cosa e sul come” fare impresa in modo sostenibile comunicando agli stakeholder, attraverso il report di sostenibilità, la modalità con cui hanno creato valore. Per fare tutto ciò ci avvaliamo, oltre che della nostra esperienza interfunzionale maturata negli anni, di strumenti di analisi ed elaborazione dei dati 4.0,  di collaborazioni con eccellenze del nostro territorio: Isia Roma Design sede di Pordenone (un ente universitario specializzato in design industriale), il Polo Tecnologico di Pordenone, l’Università di Trieste Facoltà di Ingegneria (dove sono docente a contratto dal 2016), NordPas 14000 srl, società esperta nell’implementazione di sistemi di gestione integrata.

 

Autore:  Dott. Francesco Lagonigro, fondatore HIDRA SB

 

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ECOMONDO: Misurare e Comunicare la propria Strategia 3P

ECOMONDO: Misurare e Comunicare la propria Strategia 3P

Sala VERDE hall Sud ore 11.00
 

Misurare e Comunicare la propria Strategia 3P: Profit, People, Planet.

La valenza della Strategia di Sviluppo Sostenibile è generalmente riconosciuta quale unica via per una crescita e creazione di valore di lungo termine.
Essa è basata sulla generazione del profitto d’impresa attraverso la ricerca di efficienza economica e organizzativa, l’attenzione al benessere delle persone e della comunità e l’utilizzo rispettoso delle risorse ambientali.

In un solo concetto: CREAZIONE DI VALORE CONDIVISO.

Creare valore condiviso però non basta, esso va misurato e comunicato a clienti, fornitori, comunità locali proprio come altre strategie di impresa; a questo serve il bilancio di sostenibilità.

Obiettivo del workshop è la condivisione di esperienze di successo di PMI e best practices per la miglior implementazione e comunicazione della strategia Profit, People Planet.

Programma: ore 11.00
Francesco Lagonigro – Ceo Hidra srl Società Benefit

• Introduzione e Benvenuto
• Cosa significa creare valore condiviso
• Le 3 P dello sviluppo sostenibile: Profit, People, Planet
• Misurare e Comunicare il valore: Vision, Mission e… Bilancio di Sostenibilità

• Esperienze e testimonianze:
• Q-81 Strumento per la gestione del Bilancio di Sostenibilità Luca Causser – Ceo Nord Pas 14000 srl
• CONTARINA SPA Silvia Crosato – HR Manager
• LUCART SPA Tommaso De Luca – Marketing Manager

Hidra srl Società Benefit accompagna le aziende nell’implementazione delle strategie di sviluppo sostenibile attraverso l’applicazione di tecniche Lean, strumenti di crescita e sviluppo continuo e Circular Economy.

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La Strategia delle 3 P per guidare lo sviluppo sostenibile

La Strategia delle 3 P per guidare lo sviluppo sostenibile

Un’azienda può essere considerata sostenibile se crea valore nel lungo termine per tutti gli stakeholder coinvolti nella propria attività. Questa visione si discosta dal concetto di creazione di valore secondo la quale l’azienda deve creare valore per i propri azionisti (o soci), approccio che ha caratterizzato le teorie economico aziendalistiche degli anni ‘80, ‘90 e 2000.  Secondo la “nuova” visione, stakeholder sono tutte le categorie di soggetti che interagiscono con l’Azienda aspettandosi un ritorno oggettivo di valore e quindi: Collaboratori, Clienti, Fornitori, Enti Finanziari, Comunità locali, Stato, Ambiente e … Azionisti.

L’impulso più recente alla diffusione del concetto di sviluppo sostenibile si è avuto grazie all’introduzione del principio della Corporate Social Responsibility (CSR), in virtù della quale le aziende hanno delle responsabilità sociali, oltre a quelle di massimizzazione del profitto a vantaggio degli azionisti; da qui l’allargamento dei soggetti ai quali si rivolge l’azione imprenditoriale. Nell’ambito dell’accounting, vengono proposti modelli per la rendicontazione (per lo più volontaria) che rappresentino gli impatti dell’azione aziendale sui temi sociali ed ambientali, integrando la prospettiva di rendicontazione economico-finanziaria con quella Ambientale e Sociale.

In questa logica si è iniziato a parlare di Strategia delle 3P ovvero, una strategia aziendale che massimizzi tre distinte direttrici: il Profitto, le Persone ed il Pianeta. Massimizzare le tre direttrici significa garantire una strategia di sviluppo che metta al centro tutte e tre le P contemporaneamente, in altri termini una strategia di sviluppo sostenibile.

L’azienda sostenibile quindi non è semplicemente un buon cittadino (ad esempio perché investe rilevanti risorse in attività di sostegno al volontariato) ma è un buon capitalista. Inoltre, se la CSR è generalmente interpretata come il risultato di pressioni esterne, da parte della società e degli stakeholder, la sostenibilità invece deriva da un processo di evoluzione interno, che ridisegna la missione e la strategia dell’azienda ed il suo modo di comunicare coi diversi portatori di interesse, non solo clienti, fornitori e banche.

Se poi consideriamo che  negli ultimi anni si è registrato un notevole ed esponenziale aumento delle persone e consumatori che accedono e scambiano informazioni utilizzando la rete ed i social media, non possiamo trascurare il fatto che sui social media i comportamenti e le scelte strategiche operate dalle aziende sono costantemente valutate da clienti attuali e potenziali di tutto il mondo.

Ora più che mai, le aziende si trovano ad affrontare una pressione competitiva per integrare nuove idee e voci nel proprio operato, dimostrando le ricadute che le proprie azioni hanno verso la comunità di riferimento.

In questo contesto, le controversie sulle operazioni aziendali, così come le azioni positive possono essere amplificate dalle organizzazioni della società civile internazionale o anche da singoli cittadini, aumentandone la visibiltà e l’impatto sulla reputazione e sui profitti aziendali.

Ecco perché parlando di Sostenibilità focalizziamo l’attenzione su nuovi modelli di business che fanno dell’efficienza nell’uso delle risorse, a tutti i livelli (economico, finanziario, umano, ambientale) una precisa strategia aziendale che ha lo scopo di creare profitto ( e quindi valore per gli Azionisti) e, al contempo benessere per i propri collaboratori, per la società in cui operano in termini di difesa delle disuguaglianze e inclusione rispetto all’ambiente.

Questi sono gli obiettivi che ci siamo dati come team di professionisti quando abbiamo sposato il progetto Hidra Strategia, Processi, Valori, costituendo appunto la società in forma di Società Benefit, per avere “scritto nel DNA” della società la nostra Mission: accompagnare imprenditori e aziende verso una crescita sostenibile attraverso l’uso efficiente delle risorse in armonia col territorio.    

Autore:  Dott. Francesco Lagonigro, fondatore HIDRA SB

 

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